mercoledì 1 dicembre 2010

La carità

Da qualche tempo un nuovo tipo di pezzente disturba la mia coscienza: aspetta davanti al piccolo supermercato dove faccio la spesa con la sua mercanzia, ma non la offre. No. L'extracomuniatario apre la porta e sorride, in cambio si aspetta qualche moneta data in resto dalla cassiera.

Ma come? Non lo sa che oggi tutti pagano con la carta di credito. Già, la carta di credito ha cambiato le nostre abitudini. Anche l'elemosina nel ventunesimo secolo si fa on line o con il telefonino. Un sms e la nostra coscienza è tacitata fino a nuova pubblica questua, cosmetizzata dalla pubblicità di un nuovo grande evento. Con buona pace dell'Agenzia delle entrate che concede di scaricarla dalla denuncia dei redditi.

Ma per il pezzente di strada non c'è un euro nelle nostre tasche. I suoi abiti sporchi disturbano la nostra quotidianità e interrompono le nostre abitudini. D'altronde è sempre stato così.

I poveri piacciono dignitosi e composti, con i loro abiti dimessi, ma ordinati, mentre chiedono l'elemosina davanti alle chiese. In piedi accanto al portale con un sorriso ringrazievole magari con il cestino di vimini con dentro qualche monetina. Li vogliamo attenti a scrutare i volti di chi entra, indovinare le nostre intenzioni e assecondarle allungando garbatamente il cestino mentre noi, crocifissi dal senso di colpa, frughiamo nelle tasche alla ricerca di qualche soldino da buttarci dentro. In cambio ci aspettiamo un grazie con un lieve cenno con la testa e occhi riconoscenti.
Ma che non commetta l'errore di guardare dentro, che mai possa soppesare il nostro animo dall'importo della donazione.
Ingrato. Che vada a lavorare!