martedì 1 febbraio 2011

Dietro le quinte

"Caro Direttore, mi tolga dai piedi quella Cassandra,  perchè io ho promesso al mio partito che avrei preso un addetto stampa personale: ho la fila fuori"

Il direttore abbozza unn sorriso, ritrae la testa, guarda a sinistra, si corregge e guarda a destra, e dopo questa timida, ma inequivocabile captatio benevolentiae, oppone una pacata, ma circostanziata, giustificazione.

Ma non c'è trippa per gatti. Visibilmente infastidito, il presidente interrompe il dialogo sul nascere e ricorda al direttore l'articolo 97 della Costituzione italiana. E nella foga della perorazione cita pure i 150 anni dell'Unità d'Italia (nata con lo Statuto Albertino n.d.r.).

"Suvvia! Si dia da fare e si guadagni quei bei soldoni che  prende, le trovi una sistemazione e mi liberi il posto, che proprio domani in consiglio di amministrazione dobbiamo votare la fiducia  al direttore generale, e vorrei che non ci fossero problemi"

Burp!

Il direttore torna nel suo ufficio, cammina nervosamente intorno alla scrivania, guarda il panorama dalla finestra, dà un occhiata ai mercati azionari, sfoglia il catalogo delle escort - certo che sono fighe - ha un rigurgito di nervi e gioca a  Macchiavelli con l'organigramma aziendale.

Qualcuno deve risolvere la faccenda.

Allora convoca il capo del personale che però chiede conferma al funzionario delegato per i contratti che preferisce il conforto di un avvocato che dal canto suo formula un parere sub judice.

Al direttore a questo punto girano veramente i coglioni.

Non un cristiano che sappia trovare una salomonica via di uscita.

Così scarica da internet un progetto e decide che quella sarà la strada da seguire.
Tutti elogiano la soluzione e ciascuno si rammarica per non averla individuata prima.
Poi alla chetichella tornano ai propri affanni. Solo al capo del personale viene intimato di rimanere.

Il direttore fa convocare Cassandra nel suo ufficio.

E inzia a parlare...

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