domenica 5 febbraio 2012

Torino come Cortina

Lo sa solo Dio perchè mi è venuto in mente di uscire questa mattina con temperatura a meno 10,  ma è successo. Così intarabarrata nel piumino no logo, ai piedi scarponi da montagna dotati di rompighiaccio, cappello di lana calato sulla testa con scarpa e guanti a corredo, sono andata a comprare il giornale:  "La Stampa" o "La Busiarda, come gli oppositori chiamavano una volta il quotidiano di Torino che noi leggiamo prima di tutto per i necrologi, un'abitudine che non ho mai incontrato in nessun altro paese.

Ecco, tra le consuetudini dei torinesi, appunto i necrologi sulla Stampa per non perdere neanche un funerale, lo stile sottotono per non urtare, la cena alle sette con caffelatte e l'imperativo categorico di non ostentare, atteggiamento che ci ha reso imperscrutabili a chi viene da fuori, mi ha colpito questa mattina vedere tante pellicce addosso alle signore che andavano a messa.

Sembrava di stare a Cortina o in uno di quei paesi della Bassa, benestanti ma un po' provinciali dove la domenca assisti all'esibizione di benessere preservato per lo struscio sul corso principale.

La mia città no. Ma neanche più la Crocetta è quella di una volta. Il quartiere delle dame di carità, impegnate ad aiutare i poveri, vestitite rigorosamente di bleu, grigio o crème, con la è alla francese, un colore tra il giallo e il bianco che sbatterebbe anche Naomi Campbell, capelli media lunghezza o corti con qualche filo d'argento e mai tinti - è così volgare la tinta -  e cerchietto in testa, mocassini mezzo tacco e sempre pronte al servizio in ospedale. Ecco, dove sono andate a finire queste signore?

Io questa mattina ho incontrate sciure coperte di visoni, colbacco di volpe, occhiali da sole, borsa di Gucci e stivali in camosco Mtb marron, al braccio di omaccioni con cappotto di cashmere e sciarpa pigramente annodata che non ripara neanche da un alito di vento. Ma che sta succedendo a Torino?