mercoledì 8 agosto 2012

Manipolazioni verbali

La vacanza al mare che io immaginavo in assoluta solitudine, si è rivelata una fotocopia della mia vita di città, delle amiche sposate e dello Ieti a corredo, ma targato La Spezia.

E sì che quando ho prenotato il titolare ha giurato sulla propria madre, che a questo punto temo odi profondamente: “No signora ci sono solo francesi e olandesi” e io sono corsa con il miraggio di un otium di rinascimentale memoria.

Invece no. Da oggi orde di italiani caciaroni sono calati dalla pianura padana per uno scampolo di sole. Ed è finita la quiete.

E come se non bastasse la mia vicina di bungalow, una signora romena in attesa di nuova occupazione, mena la giornata in attesa dell'amante. Lo Ieti lavora di giorno e arriva la sera, la chiama ogni tre minuti per controllarla, fa battute grasse.
Lei passa la giornata a girare i petali della margherita – m'ama o non m'ama – e a chiedersi cosa fare. Ma soprattutto a chiederlo a me.

Cassandraaaaa, che devo fare? Vado in Romania o resto con uomo? Tu dà me consiglio”.
Io che non sopporto la somministrazione di consigli preconfezionati, cerco di eludere la domanda e rimango interlocutoria.

Cara, io non dà te consiglio perché tu solo sai che fare”.

La mia vicina, evidentemente non avvezza a tanta saggezza, torna alla carica.

No, Cassandra, io sempre sentire suggestio di persona amica, poi fare di mia testa

Cara, se tu fare di tua testa, perché farmi perdere tempo e fiato per elaborare suggestio?”.

No, Cassandra, tu dare me... come dite voi? Consiglio, io piace sentire amici

Io non so che diavolo vuoi fare, quindi non posso darti un consiglio;  e adesso mi lasci leggere?

E sento che la mia riserva di pazienza sta per esaurirsi.
Dopo qualche minuto di silenzio che mi ha permesso di leggere giusto, giusto tre righe, eccola di nuovo all'attacco.

Tu hai bello pigmento, hai preso colore su gambe, io da più tempo di te al mare, ma bianca. Guarda!

Capisco che è solo uno stratagemma per la prossima imboscata verbale, perciò rimango incollata alla pagina sibilando un “”.

Nuova pausa di pochi minuti e tenta di aprire un nuovo varco.

Cassandra, vuoi frutti. Io sempre mangia frutti quando è caldo. Mela, susina. Mangia. Per te ho comprato”.

Eccola la femmina manipolativa che fa capolino. Anche se ho la bocca riarsa, rifiuto. Lei insiste, io chiudo il libro, sto per pronunciare un verbo, che lei mi sovrasta:

Cassandra, tu che dici, parto? Io parto per Romania. Tutto fatto per miei figli. Ora loro bisogno di me e io parto. No?

Io invece voglio partire per Torino, i 40 afosissimi gradi della città adesso mi sembrano un miraggio.