venerdì 27 settembre 2013

Maledetto Steve Jobs

Il primo è stato il correttore automatico di Word, insidiosissimo e limitato dizionario che cambiava le parole senza avvertirvi, trasformando il temibilissimo Bin Laden in un più pacato Bin Loden.

Poi è arrivato il  T9 che regalava  incomprensibili anacoluti  negli sms destinati ad amici e parenti.

Oggi invece ci pensa la telescrittura, quella dettata nel microfono dell'iPhone - ebbe sì, io posseggo un iPhone 5 - e che trasforma le vostre dichiarazioni a voce alta in svarioni di ogni sorta, che di solito fanno sorridere, e qualche volta arrossire, persino i più smaliziati fra i vostri amici, e rallegrare i vostro compagno sorpreso da tanto ardore.

Perciò la serata "swing" è diventata la serata "suina", non male come idea,  ma non era mia intenzione, per non parlare della "richiesta di amicizia" su facebook, che forse perché era di un vecchio spasimante si è trasformata in una "indicazione di mestizia". Ovvio che l'abbia rifiutata.  E che dire degli "ordini in arrivo" che hanno preso il volo insieme alle "rondini" anche quelle in arrivo, ma solo in primavera,
Insomma, il rischio figuraccia è sempre in agguato, ma finché le conversazioni si fermano nei sicuri confini delle amicizie,  va tutto bene, anzi: regalano belle occasioni di divertimento o stupore.

Ma per carità, prestate molta attenzione al messaggio frettoloso lanciato al vostro capo, perché l'incidente diplomatico è sempre in agguato, e basta un attimo che la versione sporca  diventi  "porca" specie se alloggiata in una "pancetta Ubs", che, manco a dirlo, era  solo un chiavetta.


Se poi conoscete l'inglese leggete qui

http://www.theapplelounge.com/cultura-societa/imessagi-epicfail-quando-lautocorrettore-delliphone-vi-leva-un-giorno-di-vita/

mercoledì 25 settembre 2013

Alta pressione e falsa abbronzatura. Secondo atto

E due. No, questa china non mi piace per niente.

Ho appena fatto fuori un paio di calze open toe, pagate l’irrisorio prezzo di sei euro e mezzo, e oggi trovo un’insinuante smagliatura nell’incavo del ginocchio, che per impigliarsi in quel punto occorre fare sesso estremo e anche un po’ inesperto, giacché una donna normale, per il sesso estremo, usa  biancheria in latex e catene d’acciaio, se no spende un capitale solo per il coté,  e tutto per guadagnarsi quattro ceffoni  ben assestati  e restituire un urletto più cinematografico che provocato. 

E oggi un'altra smagliatura ha fatto la sua comparsa, destinando un nuovissimo paio di calze a rete, anche quelle neanche tanto economiche, direttamente nel cestino delle spazzatura. Se vado avanti con questo ritmo mi toccherà a rivolgermi a una finanziaria per mantenere il tenore dell'abbigliamento intimo oppure  far cadere una delle più resistenti barriere ideologiche e sdoganare il lavoro minorile nei paesi emergenti per far rimagliare dalle manine operose dei bambini le calze smagliate. O ripiegare verso i più economici pantaloni, magari con gambaletti. No. Non posso cadere così in basso.

E che pantaloni siano! Ma favore, non dico pioggia, ma un po’ di nuvole,  perché le mie gambe, ribelli per natura, non ne vogliono proprio sapere di farsi addomesticare da un po’ di stoffa malamente cucita sul cavallo.

martedì 24 settembre 2013

Alta pressione e falsa abbronzatura

Nonostante l’alta pressione che ci regala ancora uno scampolino d’estate, il mattino fa un po’ freschetto per indossare la gonna senza calze. Specie se si va in bici. Se si aggiunge la consolidata abitudine di fare vacanze culturali, che so, città e villaggi situati tra Balcani e Carpazi, che arricchiscono la mia interiorità, possono anche migliorare il curriculum, ma di abbronzatura non se ne parla proprio, il gioco è fatto.

Così il mattino mi rimanda gambe ancora piacenti, ma inesorabilmente bianche. E non bastano quei pochi minuti di colazione o di gardeng sul terrazzo di casa mia, sebbene esposto a sud, a donare il colore del miele, ma neanche una scottatura a fasce orizzontali.

Per carità, non si suggerisca l’autoabbronzante, un maledetto fluido che spalmato sulla pelle regala mani da tintore di Fes e sugli abiti disegna stelle e strisce color terra di Siena, rigorosamente indelebili.

Perciò non rimangono che le vecchie e care calze, oggi prodotte in 50 sfumature di oro, che rendono le gambe abbronzate, lisce e addirittura più lunghe. Peccato dover rinunciare al sandalo e/o all’open toe, così di moda nelle mezze stagioni. Sì, perché rinunciare a esibire pedicure impeccabile e smalto rosso cina è un insulto alla vostra estetista, quella laureata in scienze della formazione, con un master in antropologia delle popolazioni migranti e poliglotta anche sulle lingue emergenti, ma che per lavorare ha dovuto seguire un corso regionale di 90 ore sulle applicazioni del fornetto per 37 marche di smalto semipermanente.

E se non altro per questo che occorre  rendere onore al nails decor. Niente paura. Ci ha pensato una nota marca di calze, che per la modica cifra di 6 euro e mezzo, regala alle vostre gambe un incarnato degno di una mulatta pur offrendo agli sguardi interrogativi delle vostre amiche, dita dei piedi libere dalla microfibra.

Sì, sì. Avete capito bene. Stiamo parlando di calze open toe.

Un successone quando le indossate per andare al lavoro in bici. Le donne guardavano stupefatte indicando i piedi, i muratori lanciavano contro il muro la cazzuola per poter fischiare con entrambe le dita, i vigili non riescono  a dirigere il traffico, i semafori impazziscono,  gli uomini alla guida sbirciano sottecchi e le mogli coprono loro gli occhi, creando, tutti insieme, un disordinatissimo ingorgo di cui voi siete l'unica responsabile. E le vostre calze, delle complici.
Il mio ingresso in ufficio è stato salutato da grida di giubilo e sguardi maligni, mentre io gongolavo come una coccinella su un filo d'erba.
Ma tutto questo è durato meno di un’ora.
È bastato il bisogno fisico e una visitina al bagno, uno sgabuzzino in stile ex Ddr  dalle dimensioni lillipuziane che poco si adatta alle mie forme giunoniche, e pure alla mia distrazione, per rompere l'incatesimo. Infatti  mentre armeggiavo sotto la gonna, ecco il maledetto ciondolo che si impiglia bruciando in un attimo la spesa più intelligente che abbia fatto negli ultimi sei mesi.

Così la mia vanità è stata punita, ferendomi nell'orgoglio. E di fronte alla smagliatura che si allargava  a vista d’occhio, non ho potuto fare a meno di sfilarmi i collant e uscire dal cesso con le gambe bianche come due mozzarelle.
Volevo sprofondare.

domenica 1 settembre 2013

Preghiera di un inizio di settembre




Addirittura la crisi ipertensiva ci si è messa per procrastinare il rientro in ufficio. E dopo questa non mi rimante il rapimento dei gruppi separatisti baschi, evento neanche impossibile, viste le mete dei miei viaggi, e poi le ho provate di tutte per non andare a lavorare.

E questo corpicino, attraversato da cotanto senso del dovere, avendo respinto con ineguagliabile veemenza l'assedio della malattia domani mattina mi riporterà in ufficio.

Gesù, dammi la forza di sopportare senza rompere l'occipitale a qualche collega o utente, che oramai sono della stessa forza.

Amen