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L'interno di una casa popolare di Reims, Francia |
La mia vicina di casa, dopo un silenzio di qualche mese, si è di nuovo fatta sentire, promettendo lettere all'amministratore, esposti ai vigili urbani e querele alle autorità giudiziare, tutto al telefono e a voce altissima. L'ho ascoltata con animo stoico, intercalando le sue ingiurie con un laconico "
si".
In un litigio, niente fa arrabbiare di più che una arrendevole silenzio.
Le beghe condominiali occupano le aule giudiziare. I motivi? Rumori molesti, spese non pagate, bambini che giocano in cortile, automobili posteggiate negli spazi comuni.
La mia vicina sostiene che io faccio rumore di notte, da mezzanotte alle 5 del mattino, poi sente un rumore strano, e mi telefona. A qualsiasi ora. A nulla sono valse le mie dichiarazioni di innocenza, le spiegazioni su come si propagano le onde sonore e neppure gli inviti alla tolleranza. Lei non ne vuol sapere. Mi telefona e urla.
Questa mattina a farla arrabbiare è stato il rumore del martello del muratore che metteva cinque mattonelle di legno dopo l'ultimo allagamento.
Aveva ragione: facevo rumore.
Non posso che comprenderla per questo suo malessere anche quando sono costretta ad ascoltare lei che urla contro il marito alle 11 di sera, lei che sbatte i piatti, sempre dopo le 10 di sera, lei che parla della propria madre come di una rompicoglioni, perchè è ricoverata in un cronicario.
D'altronde il buongiorno si vede dal mattino. La prima volta che si è lagnata della mia presenza, eravamo ancora in una fase interlocutoria, mi ha detto, abbassando la voce con tono complice: "Sa, non per essere maligna, ma io sento tutto."
Gesù!
"Strano, signora" le ho risposto, maligna "Io, lei,non l'ho mai sentita".