sabato 22 marzo 2014

Meteo punto vaf



Oramai siamo come gli inglesi, schiavi delle previsioni meteo. 
Come vestirci, dove andare e cosa fare, tutto nella nostra quotidianità è sottoposto ai capricci delle previsioni del tempo. Guardiamo i programmi specializzati con la stessa trepidazione del primo incontro, in attesa di un responso formulato in gradi centigradi. E a nulla valgono i vecchi proverbi della nonna, tipo "Marzo pazzerello, vedi il sole e prendi l'ombrello" frutto più del buon senso che degli algoritmi. Noi vogliamo una previsione, purchessia.  Poi una volta appreso il vaticinio, eccoci soddisfatti e pronti a riorganizzare guardaroba, giornate e viaggi. 

Peccato che la meteorologia non sia una scienza esatta. E per esatta intendo quella scienza che produce risultati esatti, misurabili, riproducibili ed esprimibili in modo analitico ed oggettivo. 

No, proprio per niente. Anzi. Quest'anno poi. Un lunghissimo autunno con gelata incombente, mai arrivata. La temperatura non è mai scesa sotto i 10 gradi, e scrivo da Torino, mentre il web minacciava da lì a poco un'inversione di tendenza. 
Anche questo week end aspettavamo Artemide, che evidentemente di cacciare nei boschi ne aveva le tasche piene, e perciò si è consustanziata in una  perturbazione ciclonica proveniente dalle Azzorre e pronta caricarci d'acqua a cominciare da nord ovest. 

E noi l'aspettavamo con l'ombrello aperto, impermeabile Burberry  e galosce in tinta, ma di rovesci neanche a parlarne; nuvole, tante, ma acqua niente. E sì che il mio iPhone mi segnava nuvolette e goccioline a partire dalle nove, e mi ha fatto correre dal verduriere vestita come uno speleologo, solo con qualche chilo in più, ma a mezzogiorno, dopo tre giri per frutta, verdura e detersivi, sono andata dall'estetista con gli infradito per non rovinarmi lo smalto dei piedini.  A parte la temperatura non proprio consona alla calzatura, devo dire che i piedi non hanno sofferto, anzi. 

Perciò io dico: "Care previsioni del tempo, andate pure a fan..."