lunedì 29 agosto 2011

Vacanze figli. Rientro da bollino rosso e tutti insieme

Come ci hanno annunciato tutti i mezzi di informazione, ieri c'è stato il grande rientro dalle vacanze. Anche noi ce ne siamo accorti: di nuovo traffico, saracinesce alzate, posteggio introvabile, utenti in fila. 
Le amiche sposate non sfuggono a questa logica e provate dalla convivenza  all day long di tre settimane con Ieti e figli,  nell'intervallo di tempo che passa dal rientro in città e l'arrivo dei pargoletti, abbandonati provvidenzialmente da nonni, campi estivi di matrice montessoriana oppure ospitati da altri amici più sfortunati, ti assediano con richieste di incontro via sms, telefono, e mail. Ma subito. Perchè poi arrivano.

Amica n. 1
"Ciao. Andiamo a farci un aperitivo stasera"
"No, stasera sono impegnata"
"Come sei impegnata?! Allora domani. Perchè mercoledì arriva la piccola Matilda e non posso più uscire"
"!!!!! Veramente domani io andrò ad un concerto. Potresti venire con me?"
"No. Lo sai che i concerti non mi piacciono".
"Allora per vedermi devi aspettare l'anno prossimo o trovare una baby sitter"

Amica n. 2
"Davvero vai in montagna domani? Vengo anch'io. Così dico allo Ieti che vengo con te e poi noi ce andiamo in giro a parlare"
"Veramente io vado in montagna a camminare, non in giro, se vuoi ti passo a prendere a casa alle 7.30, prepara pedule e bacchette"
"Bello, bello. Lo dico solo allo Yeti e ti do una risposta stasera"
Alle 8 di domenica mattina Cassandra prese l'automobile e raggiunse il suo gruppo di trekking senza l'amica n. 2

Amica n. 3
"Allora, quando ci vediamo per raccontarci tutto, ma prima che rientrino i pupi dalle vacanze, eh!"
"E quando rientrano i pupi"
"Domani sera"

Quello dei figli è un rientro da bollino rosso, tutti insieme nello stesso giorno.

venerdì 26 agosto 2011

Torino, per chi rimane in città è una quaresima tremenda. Strade vuote, negozi sbarrati. E il caldo africano di questi giorni ha scoraggiato i pochi superstiti dall'uscire da casa.

Ma non tutti.

Invece noi all'Urp abbiamo goduto a lungo di questa assenza, con tre, quattro passaggi al giorno contro i una media che supera il centinaio/die.

E per dissuadere i pochi utenti affetti da temerarietà, lunedì scorso, l'amministrazione, con la consueta attenzione che dedica all'utente, ha lascato spenti i condizionatori facendo salire la temperatura del salone a 122 gradi Fahrenheit, ottima per la fermentazione, ma non per la sopravvivenza.

Così le urpiste sono sciamate verso casa, non senza prima un passaggio nel bagno riservato ai dipendenti, mentre il responsabile della sicurezza del lavoro era in ferie. Pure lui.

Dopo questa completa defezione i vertici aziendali hanno fatto riattivare il  condizionamento del palazzo, regalando alle statistiche un picco di presenze negli uffici.

Anche l'utente medio, forse in cerca di refrigerio, arriva al Salone con in tasca una domanda pretestuosa.

Si guarda intorno e, sorpreso da tanta vacuità, osserva per qualche minuto il distributore di biglietti con aria interrogativa.

Poi vinto dall'enigma decide di chiedere:
"Scusi, cosa vuol dire 'I Informazioni Urp' ?"

L'urpista diligente, con la valigia pronta per le ferie, lo guarda con disprezzo e gli risponde con tono pedagogico.
"Vuol dire che può chiedere informazioni se prende la lettera I"

Temo il seguito del dialogo, perciò rimango a vigilare.

"Ma non c'è nessuno?" chiede l'ingenuo.
"E io chi sono?" ribatte l'urpista.
"No, ma qualcuno agli altri sportelli"
"Allora prenda la lettara A e attenda che la chiami il primo operatore libero"
"Ma è giusto? C'erano anche altre lettere"
"Dunque Lei desidera un'informazione?" lo incalza l'urpista.
"Veramente vorrei la bolletta di agosto, come faccio per averne una copia".
"Veramente è allo sportello giusto -  risponde trionfante l'urpista - mi dia un documento d'identità e io gliela la stampo. Poi, se vuole può pagarla in banca che si trova alla Sua destra".
"E' così facile?"
"Si"

La casta costa?

E poi dicono che la casta costa. Mica vero. E per sfatare ogni dubbio vi propongo il menù del Senato con tanto di prezzi, stampato in originale: eccolo.

La fonte è il blog di Macchianera, sì,  proprio quello che ha svelato gli "omissis" del rapporto sulla morte di Nicola Callipari.

Adesso se i bungustai mi fanno le pulci sugli spaghetti alle alici, che la pasta non è proprio di Gragnano o che il prosiutto di San Daniele non è poi così dolce, allora vi dico che io, per mangiare nella mia mensa, spendo 8 euro e mezzo. E le posate sono in plastica.

giovedì 25 agosto 2011

Lucchetti e catene: il vandalo innamorato, l'amore eterno lo promette così.




Romantici di tutto il mondo, amatevi pure! Ma non deturpate l'arredo urbano.
L'appello lo ha lanciato Repubblica il 23 agosto scorso con un articolo dal titolo Tutti pazzi per amore la guerra dei lucchetti riparte da Venezia, contro la moda di salire su un ponte,  fissare un lucchetto,  possibilmente con le iniziali, e buttare via la chiave per giurarsi amore eterno.
Un'azione innocente che  può  solo suscitare simpatia, tanto è ingenua, ma carica di valore simbolico per chi lo compie.
Niente di male, dunque. Invece no.
Perchè a furia di romantiche promesse - e Dio solo sa di quanto amore trabocca il cuore dei giovani -  i ponti delle città, ma anche le cancellate  di molti luoghi ameni, si sono riempiti di ferraglia che arrugginisce e deturpa.  Tocca poi alle squadre del Comune passare con le tronchesi per estirpare i "cespugli ferrosi".

Perciò il partito dei detrattori attacca i romanticissimi figli di Federico Moccia, reo di aver lanciato la moda dalle pagine del libro "Ho voglia di te",  e invoca per loro pene esemplari.
In testa Franceso Merlo che dal suo blog,  sfogliando il Codice Penale, trova la giusta pena  all'articolo 635 comma 2,  punendo gli arditi in amore addirittura con un anno di reclusione.

Un'esagerazione? Forse.

Ma io, che ero a Sarajevo la settimana scorsa, a una canadese di Ottawa che elogiava le bellezze dell'Italia e che mi chiedeva il perchè di tanti lucchetti sulla balconata tra Riomaggiore e Menarola, nelle Cinque Terre, ho dovuto spiegare, con un po' di imbarazzo e nel mio inglese stentato, l'origine della moda.
Mi ha guardato sorridente e mi ha ringraziato per averle spiegato quello che a lei sembrava una strana mania. 
Certo. Sarà pure la  "Passeggiata dell'amore", la più romantica delle camminate da fare mano nella mano sdilinquendosi di fronte al partner. Ma è proprio necessario tirare fuori catena e lucchetto e attaccare il tutto alla ringhiera? Evidentemente sì.

E tuttavia non posso che trovarmi d'accordo con Merlo e invocare una pena esemplare.
E suggerisco. Niente galera contro gli  innammorati vandali. Ma un giusto contrappasso fatto di lavori socialmente utili da svolgersi nella città dove è stato perpetrato il delitto.
Perciò fuori le lime e spediamoli a segare la ferraglia. Non è necassaria neanche una mappa dei luoghi, loro di certo li conosceranno. Con grande risparmio per le casse comunali.
Io invece spero che la canadese non abbia esportato la moda.

domenica 21 agosto 2011

Cartelli distratti

Carica di spesa, avvalendomi delle aperture straordinarie di alcuni supermercati, decido di ritornare in autubus verso casa.

Succedeva oggi, intorno all'ora di pranzo dopo una passeggiata in collina a caccia di refrigerio.

Peccato che la metropolitana di Torino abbia sovvertito i percorsi dei pullman, senza che io mi informassi preventivamente.

Argh! A ricordarlo bene lo avevo letto, ma come ogni utente che si rispetti, avevo accartocciato l'informazione nel "cestino delle cose che non mi servono", anzichè catalogarla, attribuirle un codice e ripescarla all'occorrenza.

Così eccomi a fine corsa in piazza Carducci a caccia di un autobus per il mio rientro.

Arrivo alla palina, scruto i numeri, leggo attentamente i percorsi e individuo  il mio vettore.  Perciò mi accomodo e aspetto.
Dopo un quarto d'ora sotto il sole di agosto, con le derrate in decomposizione e i piedi marci per la stanchezza, inizio a temere che l'autobus non arrivi.

E come ogni utente medio che si rispetti, anzichè leggere più attentamente i cartelli, o telefonare al servizio clienti sempre attivo - sì, a Torino c'è anche questo - mi guardo intorno e chiedo agli astanti.

"Scusi, ma il 66 non passa - interrogo con apprensione due romene che stanno chiacchierando all'ombra - forse la domenica non c'è ?" continuo temendo la risposta.

Una di queste alza lentamente gli occhi sulla palina e legge: "FERIALE" si rivolge nuovamente a me e conferma:

"Feriale: vuol dire che la domenica non c'è"

Già. Il pullman è feriale e io non me ne sono accorta.

Accuso la lezione di cittadinanza attiva delle due straniere e mi dirigo a piedi verso casa.

Domani mi vendicherò con gli utenti ritardatari.