martedì 27 dicembre 2011

Regalo di Natale: riciclo a perdere

Non è bastato il nuovo decreto milleproroghe a salvarci dal regalo di Natale. O forse ne è stata la causa. Ma anche quest'anno, a portafoglio più leggero, la bisaccia di Babbo Natale si è riempita di pensieri di dubbia utilità e buon gusto.

Passata la moda delle saponette profumatissime, che non utilizzi neanche in viaggio, o delle candele decorate che quando le accendi ti appestano la casa e prendono fuoco le tende,  è stata la card il regalo più gettonato. Si, un rettangolino plastificato caricato di euro per acquistare musica, profumi, o altre amenità da spendere esclusimante in un negozio così lontano da casa tua che arrivarci ti ha fatto giocare il credito. Di acquistare qualcosa, neanche a parlarne. Sembra intelligente, invece è un'altra imboscata consumistica. Anche perchè scade prima dei saldi.

Ma da una breve indagine tra amici devo dire che nella top ten compare il coupon conquistato su internet:  per esempio il buono per tre cerette realizzate con l'innovativa metodologia del fuoco vivo nel centro estetico chiuso la settimana scorsa dai Nas, oppure dieci lanterne a forma di cuore che, una volta accese, si innalzano nei cieli. Quale uomo non sognerebbe di manifestare il proprio amore con queste simpatiche luminarie? Peccato che la signora del terzo piano ha chiamato l'aeronautica militare temendo l'invasione degli Ufo. E che dire dell'elicottero telecomandato con  iphone, che se hai solo uno smartphone di prima generazione rimane zavorrato alla scatola? Per liberare il fanciullo che c'è in te.

Poi ci sono i negozi di cose utili e introvabili, come l'alzatacco che ti fa guadagnare fino a cinque centimetri d'altezza. Imperdibile, quasi al pari di lacci luminosi, utili forse quando si va in bici contromano, o forse per accelerare il recupero del cadavere nel caso venissi assassinato di notte in un parco. Già, perchè altri utilizzi non ne vedo.

E poi ci sono i regali spicy. Uuuuhh. Quelli che gli uomini, con sorrisetto tra il complice e l'imbarazzato "Dai, è solo per scherzare", ti regalano nella speranza di traformarti in una tigre da letto, dimenticando che non è il mezzo, ma il destinatario a gelare ogni passione. E non puoi nenache riciclarlo. O forse sì.

Insomma. Non si salva nessuno dalla bulimia natalizia, e ogni Santo Stefano ti assale il desiderio di vendetta da consumarsi alla prima occasione.
Perciò in attesa de una riscossa arrivederci a Natale 2012. Prefezia Maja permettendo.

domenica 25 dicembre 2011

Natale: benedetta solitudine

Sul Natale ho già scritto l'anno scorso, perciò non ripeterò quanto è noioso ricevere sms multipli,  o la telefonata dal vecchio amico che pensa di riallacciare i rapporti: se non ti sopportavo a Pasqua, perchè dovrei apprezzarti a Natale?

Per educazione. Non mi interessa. Perciò per sfuggire al rumore assordante delle suonerie telefoniche e all'inutile bla bla delle conversazioni stile riassunto Bignami dell'anno precedente non c'è altra soluzione che staccare i telefoni e starsene in pace a godere il silenzio.
Già fatto.

Tanto nessune se ne accorge se non telefoni.

giovedì 8 dicembre 2011

Miracolo a Milano

Mentre a Milano si apriva la stagione scaligera col Don Giovanni di Mozart,  e straordinario parterre di vip, io, più mestamente, mi godevo il Fidelio di Beethoven al Regio di Torino.

Un coraggioso allestimento in bianco e nero di Mario Martone, questo Fidelio, ma ancor  più evocative le scenografie di Sergio Tramonti. La comparsa alla spicciolata dei prigionieri, incorniciata dalle scale metalliche, è una scena che rimanda senza soluzione di continuità ai vecchi filmati girati alla fine della seconda guerra mondiale, con gli internati dei campi di concentramento, increduli, che avanzano, lenti e sospettosi, verso i cancelli aperti.

E tuttavia, non paga della mia dose di cultura sabauda, rimango indispettita per la presenza di rappresentanti del governo alla serata inaugurale della stagione lirica meneghina.

A pochi giorni dalla presentazione della manovra economica a taglio libero, non avremmo voluto incontrare Monti all'ingresso del teatro. Sarà pure demagogico, ma avremmo preferito immaginargelo sintonizzato su Raitre mentre col dito faceva segno alla moglie di tacere.

Ma quanto costa una serata alla Scala? Facciamo due conti.

Biglietto: dai 180 ero per un palco ai 26 per uno strapuntino nell'angolo più nascosto della galleria, più prevendita.
Abito:  bastano 350 euro per noleggiarne uno, ed è perfetto, tanto alla prima non siamo stati invitati, perciò il frac lo lasciamo a casa. Chiedete ad un amico un paio di scarpe nere con i lacci e almeno su questo si risparmia.

Treno: con la tariffa standand in seconda classe andata e ritorno da Torino, io me la cavo con 20 euro.

Accessori: bar per caffè e bagno dove cambiarsi d'abito, 1,30 sono sufficienti. Il panino uno se lo porta da casa.

Trasporti cittadini: ci si può arrivare in metro, costo, 1,50, ma al ritorno meglio prendere un taxi, se no addio treno, tra notturno e  maggiorazioni, 15 euro.

Altro: in clima di austerity, non bisognerebbe lasciarsi sedurre da niente, ma almeno un altro caffè nell'intervallo vogliomo prenderlo? Sì? Allora sono 3 euro. L'acqua invece, uno si beve quella del rubinetto del bagno con la bottiglietta di plastica riciclata dal distributore automatico, con carica batterica degna di una fogna.  E che non Vi venga in mente di comprare il libretto, tanto si sa che arrivati a casa va finire nella carta di recupero.


Ebbene, tiriamo le somme. Si arriva a 550,80 euro per godersi lo spettacolo. Non male, vero?
Meglio Fidelio.

mercoledì 23 novembre 2011

Profumo all'Istruzione. Scuole private? Provate per voi.

No. L'alluvione  non mi ha sommersa, nè mi hanno chiamato a fare il ministro nel governo Monti, nonostante l'imponente presenza di piemontesi e di donne nel nuovo esecutivo.

Ma nella squadra abbiamo apprezzato la nomina di Francesco Profumo al dicastero dell'istruzione e ricerca. Quel Profumo che, lasciato rettorato del Politecnico di Torino,  dovrà fare i conti con la scuola statale in pieno sfacelo, anche quella privata.
A proposito. Non tutti forse sanno che il figlio di Profumo ha frequentato la scuola americana di Torino, una struttura con rette da capogiro, tutta in inglese, dove si preprano i rampolli della buona borghesia prima di un precariato d'oro alla Casa Bianca. Tutto a spese di papà.

Che c'è di male? Chiedetelo agli ex studenti delle statali a caccia di primo impiego.

giovedì 3 novembre 2011

Golosità punita

Più che la fame, potè il digiuno. Ma pure golosità e distrazione. Con sorpresa finale.

Di cosa si sta parlando? Di un prodotto acquistato nel mio viaggio nei Balcani che mi è costato un notte di salati affanni.

Sì perchè la pigrizia, e la passione per le pulizie, mi hanno impedito di fare la spesa nella certezza consumistica che "in casa c'è sempre qualcosa da mangiare". Vero. Così ieri sera mi ha conquistato un preparato per minestre comprato in un supermercato macedone. Una busta piccina con i disegni di carote, prezzemolo, patate e altri ortaggi. Sembrava una di quelle confezioni per crema di asparigi o similia pronta per l'uso con aggiunta d'acqua.

Già pregustavo la crema corposa e densa con pezzetti di vegetali misti ricostruiti in laboratorio, addizionata a Dio solo sa cosa e resa ancora più gustosa da esaltatori di sapidità di provenienza incerta, ma imperdibili.
Colesterolo commosso e cellulite in festa.

Ma il diavolo ci ha messo la coda. Così piazzato sul fuoco un pentolino in terraccotta, una strizzatina d'occhio alla tradizione contadina non fa mai male, ho preso la busta dalla dispensa, cercato le istruzioni per la preparazione in una lingua che non fosse, l'albanese, il serbo-croato, il russo o il greco, poi quando finalmente mi si è parata la scritta in inglese, ho visto che occorreva versarne un cucchiaio prima dell'ebollizione, girare con cura e aggiustare di sale.

Tutto qui? Sì.

Tuttavia a me sembrava poco densa e ho variato le proporzioni, ancora un cucchiaio e poi ho assaggiato la vellutata di vegetali misti.

Non l'avessi mai fatto! Mi è sembrato di affogare nel mar Morto tanto era salata, altro che aggiungerne ancora.  La lingua è diventata un insensibile pezzo di carne, un bruciore leggero si è propagato negli orifizi laringoiatrici senza soluzione di continutà corrodendo i seni paranasali, mentre una batteria di starnuti risuonava in cucina.

Ma dopo il panico, la razionalità e soprattuto la parsimonia hanno avuto il sopravvento, perciò ho allungato la paraminestra con due cubetti di spinaci surgelati. E ho continuato a girare. Ancora un po' d'acqua fredda e del grano mi hanno fatto raggiungere la soglia della commestibilità. E l'ho mangiata.

Il dopo è stato un viavai dalla camera da letto alla cucina a intervalli regolari di un'ora, per mezzo litro di acqua a volta. Dalla quarta si è aggiunta anche una visitina in bagno, tanto per riequilibrare il colmo idrico.

Il mattino mi ha sorpreso stanchissima e ancora assetata, mentre le reni minacciavano sciopero per il lavoro a cottimo. E lo specchio mi ha rimandato la faccia di una donna distrutta con gli occhi piccolissimi.  E di infilare le scarpette tacco 12 non se ne parlava neanche.

E non era ancora finita. In ufficio tutti mi hanno chiesto cosa mi fosse accaduto, una voleva addirittura chiamare l'ambulanza, poi mi ha suggerito più sommessamente un massaggiatore.

A raccontare l'esperienza all'urpista diligente, che parla cinque lingue, sono stata immediatamente schernita. "Non è che si trattava di un condimento e non di una minestra e dovevi metterne solo un cucchiaino?"  ha ipotizzato ridendosela alla grande.
Ho respinto con fermezza l'accusa certa del mio inglese livello base. Ma intanto il dubbio era stato instillato.

A casa ho riletto con cura le istruzioni con lente d'ingrandimento e come sempre l'urpista diligente aveva fatto centro. Aggiungere un teaspoon, unità di misura di origne anglossassone che significa un cucchiaino, cioè poco.

Insomma si trattava di un preparato da aggiungere alle pietanze per insaporirle. E per me l'esperienza è stata come magiare un dado per brodo come un cioccolatino. 
Mai più senza.

lunedì 31 ottobre 2011

Halloween: altro che zucche, in Italia solo teste di rapa

Già questo pomeriggio orde di bambini travestiti da streghe, scheletri o vampiri, purtroppo accompagnati anche da genitori, si aggiravano nei negozi del vicinato pronunciando lo stupidissimo aut aut: "Dolcetto o scherzetto".

Sarà stato lo sguardo truce, o l'aspetto severo, ma sono stata risparmiata dalla molestia in salsa dark.

Non ci salviamo più dal colonialismo, pure la festa di Halloween doveva arrivare a mettere in formalina il cervello di questi futuri adulti. Ma tant'è.

Se i simpatici genitori, anziché accompagnare i pargoli nello stupidissimo tour, sforzassero il proprio di cervello, saprebbero che la festa di Ognissanti anche in Italia ha una tradizione e in Piemonte si chiama la festa delle lumere (le candele che si mettevano nei sentieri per illuminare la strada ai morti). Il parco della Collina Torinese organizza una gita per adulti e piccini con biscotti di castagne e racconti, alla scoperta della tradizione. Stavolta provate a fare qualcosa di diverso.

Ma oltreoceano non mancano esempi di cattivo gusto. Come quello dello studio legale di New York, specializzato in recupero dei pignoramenti di case,  che ha fatto vestire di dipendenti da "senzatetto". Immorale? "E' l'ennesimo pretesto per attaccare il nostro lavoro" si è difeso il titolare dello studio. La notizia arriva da America24 e se volete l'originale, ecco la colonna del New York Times  (http://www.nytimes.com/2011/10/29/opinion/what-the-costumes-reveal.html?_r=1&scp=1&sq=halloween%20steve%20baum&st=cse)  Ma se conoscete un po' di inglese non perdevi il video di You Tube dall'emblematico titolo "Foreclosure".

Auguri a tutti quelli che non hanno un onomastico.

Islanda: dalla bancarotta a una nuova costituzione. E a casa politici incompetenti

Saranno pure quattro anime domiciliate in un fazzoletto di terra a nordovest dell'Europa, ma sanno il fatto loro. E lo hanno dimostrato scendendo in piazza per dire no al debito contratto dai loro governanti, che ha portato il paese alla bancarotta nel 2008, negoziando con le banche olandesi e inglesi, non proprio facili e votando una nuova  nuova costituzione. Ma sopartutto uscendo da debito pubblico.

A capo di questa rivoluzione un cantautore, Hordur Tarfason, uno di quelli che crede nell'impegno degli artisti. Merce rara. Come raro è il coraggio da manifestare per 14 settimane consecutive per mandare a casa governanti incompetenti.
pagare colpe non commesse.

E da noi? Soparttutto perchè i grossi giornali non ne hanno parlato?

Per  chi volesse saperne di più:

la puntata di Report di oggi dove è possibile scaricare anche il testo della trasmissisone

un articolo di GQonfidenzial

dal blog dell'Espresso La voce indipendete

la pagina web di Hordur Torfason  versione inglese ridotta, ma se volete c'è anche in islandese

venerdì 28 ottobre 2011

Seduta aggiornata

Non è bastato rinunciare a ogni pretesa economica e neanche fare non uno, ma mille passi indietro. L'azienda vuole di più.
Vuole che la differenza contributiva me la carichi io.

Così hanno dichiarato qualche giorno fa in udienza, di fronte a un giudice infastidito per l'ennesimo contenzioso lavorativo che non si riferiva a una metalmeccanico licenziato in tronco.

Noi tutti in piedi, capo chino in segno di reverenziale rispetto, in dieci minuti abbiamo esternato i nostri desiderata. Soppesando le parole una per una, per non rompere una fragilissima trattativa, che chi lo fa arrabbiare perde.

Alla fine il giudice ha fissato una nuova udienza "con il legale rappresentante per firmare un accordo" alle 8.30 del mattino.

"Ma il grande capo viene da fuori città..." ha rappresentato l'avvocato della controparte.  "E allora? - chiede il giudice - passa prima di qui"

Quando si dice che le parole sono pietre.

giovedì 27 ottobre 2011

In Europa tutto bene, la borsa vola e gli sfratti pure

Pantaloni di flanella strausati, maglia a coste che fa capolino dal giaccone grigio petrolio, capelli scuri e arruffati. Entra nel salone con passo incerto, si ferma a due metri dalla porta di ingresso e inzia a cercare con lo sguardo un'anima buona contro cui tracimare le pletora di domande.

Dietro il vetro le urpiste si stanno preparando all'esondazione verbale. Il loro ottimismo verrà punito i meno di un secondo.

L'uomo raggiunge l'Urp e mostra il precetto di sgombero dal suo alloggio. Vuole una casa. 

Le Urpiste si tarantolano sui loro trespoli.
L'uomo chiede come fare.

L'urpista diligente si impegna in una didascalica spiegazione sulle assegnazioni e i contributi all'affitto e altre misure irraggiungibili per chi ha già superato la boa dell'ufficiale giudiziario.
L'uomo digrigna i denti e ripete daccapo: mi hanno sfrattato, voglio una casa.
L'urpista diligente ammette il porprio fallimento professionale.

L'urpista ortodossa invece lo esorta a rivolgersi a un avvocato.
L'uomo frena un moto di stizza e le ricorda di non avere più soldi visto che mangia alla mensa dei poveri.
L'Urpista ortodossa si alza piccata e spruzza spry antibatterico in ufficio.

L'urpista empatica, testimone consapevole della frustrazine delle colleghe, dopo essersi asciugata la lacrime, chiama al telefono la Dama di Carità dei contributi, che, vestita di Armani e un velo di fondotinta tono su tono, prende atto della situazione e conferma di non poter fare niente, ma garantisce l'intervento dell'assistente sociale.

L'uomo si ritrova al via senza aver risolto niente e pure in ritardo per il pranzo alla mensa dei reietti, con il precetto in mano.

mercoledì 19 ottobre 2011

Lettera aperta al presidente del tribunale del lavoro

Gentile signor Presidente del tribunale del lavoro. Lei dovrà decidere se le mie richieste di giustizia sono legittime e se invece questa causa è figlia della presunzione di un colletto bianco, con i piedi coperti da un decoroso e inalterato stipendio.

Lo so che molti altri, e sono tanti, stanno perdendo il lavoro. So anche che chi se lo conserva lo paga  con interessi da usuraio sulla propria vita e a scapito della sicurezza.

E tuttavia Le pongo una domanda: se il ministero della giustizia, al quale per fortuna Lei non risponde, la spostasse dal Suo ruolo di magistrato e la mandasse a fare il dirigente dei cancellieri, interropendole la carriera e mettendo al Suo posto un nuovo magistrato fuori ruolo al suo primo incarico, anzi dividesse la sezione in due più piccole lasciando a Lei una parte, in aggiunta alla gestione dei cancellieri e lasciando l'altra al nuovo arrivato, il tutto mantenedole inalterato lo stipendio, Lei che cosa farebbe?

Perchè questo è successo a me. Allora Lei che cosa farebbe?
Non si arrabbierebbe come una iena e non correrebbe  al Csm chiedendo giustizia?
Io credo di sì.

Credo che dopo lo stupore iniziale, la sorpresa per l'accaduto,  la rabbia per l'impudenza, il dolore per la situazione, lo scoramento per l'impotenza, Lei cercherebbe una via per farsi riconoscere anni di lavoro.
E' quello che sto facendo io.
Nonostante le minacce, i veleni, le calunnie e le pressioni.

Tutti mi suggeriscono di accettare questo accordo, ma io non voglio.

martedì 18 ottobre 2011

Censimento 2011: W Lavoisier

Provocatoriamente ho compilato il censimento in ufficio durante l'orario di servizio. Non proprio lunedì, dopo gli assalti e le polemiche, ho preferito concedere un giorno di tregua ai sistemisti dell'Istat.

Così martedì  mi sono messa di buzzo buono e alle 11 e quaranta sono partita con la scheda. Venti minuti serratissimi di botta e risposta con le pagine web, fino all'ultima domandina.

Poi l'annuncio: "Grazie per aver risposto, stampa la ricevuta"

Sic, è inziata una lunga attesa con un mappamondo bidimensionale che girava come un pazzo. Ho visto l'America, il Canada, la Nuova Zelanda e poi l'Asia, l'India, l'Africa e l'Europa tutta, dalla Siberia a Saint Michel, ma della mia ricevuta manco l'ombra.
Ancora un paio di rotazionu sull'asse terrestre prima di rinunciare, poi anche i dispetti hanno una fine. E ho ripreso le consuete occupazioni.
Ma a una settimana di distanza sono tornata sul luogo del delitto pronta a ripetere l'esperienza.

Ebbene sì. Anche all'Istat nulla si crea e nulla si distrugge, perciò non appena inseriti i miei dati il programma mi smaschera e mi ricorda che ho già partecipato alla grande indagine e finalmente scarico scheda e ricevuta.

Perciò tutti quelli che hanno vissuto il brivido dell'attesa davanti allo schermo stiano tranquilli. La ricevuta c'è. Basta aspettare.

P.S. Per chi desidera qualche commento, visiti il blog di Shunrei Gite Mentali

mercoledì 12 ottobre 2011

Addetti stampa nella Pa: perchè non voglio firmare questo accordo

E' una questione privata. Ma anche pubblica. O meglio. Investe il lavoro nel pubblico impiego con tutti i distinguo del caso. Ma se accetto, passerà il principio che ad ogni tornata elettorale si può giocare a risiko con l'organigramma aziendale.

Il fatto
Sono giornalista. Professionista. Cioè ho dato l'esame di Stato a Roma molti anni fa. Lo ero prima che mmi assumessero in questo ente. Ho scritto per testate locali e nazionali. Nessuno si è mai lamentato.

Quando sono arrivata in ****  il posto era libero da un anno. Non c'era un addetto stampa e ho creato un ufficio dal niente, rendendolo credibile all'esterno, creando una rete di rapporti  con i giornalisti, regalando visibilità a questo ente. Nessuno ha mai contestato questa attività.

In dieci anni mi sono stati aggiunti nuovi incarichi, sempre legati alla comunicazione istituzionale, senza alcun aumento di stipendio. Anche in questo caso nessuno si è mai lamentato. Anzi.

Ma con la nomina del nuovo consiglio di amministrazione, dopo le elezioni regionali del 2010, sono stata spostata d'ufficio a fare un lavoro amministrativo e al mio posto è stato assunto un collega con contratto a termine. Stavolta mi sono lamentata io.
Così ho incaricato un avvvocato e siamo approdati dal giudice del lavoro.

La richiesta è molto semplice: sono stata assunta come giornalista, adesso vengo spostata a fare l'impiegata e qualcuno altro viene chiamato da fuori per fare lo stesso lavoro che facevo io. Tutto questo è corretto?

Se a subire lo stesso lo stesso trattamento fosse stato un farmacista, un  architetto, un avvocato o  un  ingegnere ci sarebbe stata la stessa condiscendenza? Perchè invece il giornalista sì, lo si può mettere a gestire l'archivio e gli uscieri, cambiandogli la cassa pensione, e dovrebbe essere contento?

Perchè nell'opinione comune chi fa l'addetto stampa di un ente pubblico non è una categoria come le altre, ma una persona cooptata dal politico di turno, sulla basi di simpatie o di tessere di partito.
Invece no. Lo ha confermato anche una legge, la 150 del 2000 che non può essere disattesa.

E allora l'accordo transattivo non posso accettarlo.

L'accordo transattivo
Io rinuncio ad ogni pretesa sulla qualifica da addetto stampa, mi tengo tutto il lavoro amministrativo in più e, visto che c'è una causa in corso, si farà un giornalino sul quale scriverò qualche articolo. In cambio i miei contributi torneranno alla cassa pensione giornalisti.

Ah dimenticavo. Se faccio la brava mi lasciano nell'angolino. Ma questo non è scritto.

lunedì 10 ottobre 2011

Censimento 2011: i pubblici dipendenti on line. Ecco la circolare Brunetta che nessuno vi ha mai mostrato

Dove eravate ieri 9 ottobre 2011?
No. Non potete rispondere "Che te ne frega" perchè l'Istat lo vuole sapere per fotografare l'Italia proprio in questo giorno.
E' il censimento 2011 e da quest'anno si può fare anche on line. Una prima assoluta che gli italiani hanno accolto con entusiasmo.

Così ieri è andato in tilt il portale dell'Istat, poichè non si aspettavano tanti cittadini digitali. Ma non tutto è perduto.
Dopo le scuse di rito e le promesse di potenziare il servizio, il web attende un'altra prova.
I dipendenti pubblici, notoriamente fanulloni e sempre a caccia di un diversivo per non fare il proprio dovere quando non sono in mutua.
Infatti per chi lavora in una pubblica amministrazione c'è la variante on line dal  computer aziendale e in orario di servizio, ma solo da oggi. Ovvio se non siete una di quelle fortunate categorie che lavorano anche la domenica
Lo ha detto Brunetta in persona, che però non ha reso pubblica la circolare e vorrei sapere quante amministrazioni l'hanno diffusa tra i propri dipendenti.

Così penso di fare cosa gradita nel pubblicarla, citando la fonte: Ministero della Funzione pubblica.

E se il Vostro capo ritiene che stiate usando stumentazioni aziendali per scopi privati, non ricordo come si chiami questo reato, potete esibirla senza alcun timore. Vi autorizzo a scaricarla, l'ho fotagrafata apposta.
Eccola.




Buon censimento
Ah! non dimenticate di copiare il codice del questionario, se no addio censimento in ufficio.

domenica 9 ottobre 2011

To bike: funziona davvero

Ebbene sì. Ho ceduto anche io alle blandizie del cittadino modello, quello che di solito vive nell'Europa del nord e si avvale di servizi pubblici efficientissimi.
Così al pari di uno studente danese ho accolto con entusiasmo l'iniziativa del mio Comune della bici in condivisione, meglio nota come bike sharing.

In verità il servizio è già attivo da un anno e mezzo, ma la pigrizia e un attaccamento morboso alla mia bicicletta, mi hanno sempre impedito di iscrivermi alla comunità.


Ma ora anche io posseggo la tesserina magica.
E ho pravato il servizio.
Maledizione, funziona.
Il meccanismo è semplice. Ti compri un abbonamento con pochi euro (l'annuale ne costa 25) e puoi girare per la città gratis per mezzora. Oltre paghi.

Devo dire che è proprio comodo. Le bici sono belle, un po' pesantucce, ma ci sono le marce a mitigare la fatica.  Per il resto è solo comodità:  fine della ricerca di un palo dove attaccare la tua bici, basta con l'ansia da furto e pure con il timore di forature.

Così, in questa coda d'estate,  me la sono spassata e sono andata a teatro in bici e l'ho parcheggiata nella sua rastrelliera, mentre al ritorno mi sono fatta accompagnare.

Veramente radical chic.

venerdì 7 ottobre 2011

Censimento Istat 2011: non lo abbiamo spedito noi

Mi si perdoni l'uso improprio di questo blog per un appello:


la scheda del Censimento Istat 2011 non l'abbiamo spedita noi.

Lo giuro.
Anche perchè trovare qualcuno che abbia voglia di smazzarsi un simile lavoro nel mio ente è impossibile.

Ma è ormai da metà settembre, cioè da quando sono arrivate le prime schede nelle buche delle lettere, che i nostri utenti arrivano per consegnare  i fogli già compilati, ma solo i più diligenti, poi quelli che ti chiedono aiuto a scrivere, la stragrande maggioranza, infine i più tracotanti: ti sbattono sul vetro la pagina prestamapata  e ti apostrofano:
"Che devo fare con questo?"


"Scrivere negli spazi bianchi circondati di rosso" si risponde educatamente.

Ma le urpiste sono già in burn out, sebbene ancora animate da senso civico che le spinge a lagnarsi del superlavoro di respingimento senza poter fare niente.

E la domanda si ripropone come una mantra:
"Cassandra, possibile che nessuno aiuti questi poveri anziani?"

Prima che si inizi la gratuita rivendicazione sui diritti degli utenti e relativa enumerazione degli errori del nostro ente, cerco una soluzione al problema.

Chiamo L'Istat e chiedo lumi.

Semplice come bere un bicchier d'acqua.

Chi riesce compili e spedisca. Chi no attenda fiducioso il rilevatore, che dopo il 21 ottobre, se non è stato rapito da un serial killer abbacinato da una tale pletora di vittime, si presenterà casa per casa fornirà il supporto necessario all'anziano signore ormai ipovendente o al disabile privo degli arti superiotri e/o ad  altre categorie nemiche giurate della penna. Gratis, naturalmente.

Ci contiamo.

venerdì 30 settembre 2011

Legge bavaglio: le conseguenze della censura

Se verrà approvata la legge bavaglio una nube tossica si abbatterà su questo paese, più pericolosa delle diossina di Seveso, più scura di quella prodotta dal vulcano islandese, più irritante di una pioggia di  peperoncino.
Sulla libertà di parola e di stampa.

Perciò se fai il magistrato te lo sogni di poter disporre controlli sui telefoni per verificare se qualcuno sta commettendo un reato. Che so, quel simpatico mediatore che propone una tengentina all'amministratore pubblico.
E se invece sei un giornalista scrivi pure della fioritura delle camelie, ma non ti venga in mente di criticare il giardiniere chele ha potate, se no sei finito.

E se invece fai il blogger? Pure. Si può arrivare fino a 12mila euro di sanzione nel caso di mancata rettifica. Meglio impegnare subito il Tfr, prima che l'ufficiale giudiziario te lo congeli.

Ora vorrei suggerire anche una pena in caramelle per i bambini che scrivono la letterina ai genitori contro la maestra delle colonie Fiat, due ceffoni all'utente che si permette di presentare un reclamo e il taglio della mano ai redattori di manuali d'istruzione per elettrodomestici che ne illustrano il funzionamento facendomi però allagare la casa.
Ma più di tutti voglio scorticare vivo l'addetto alla scelta delle frasi dei Baci Perugina che crede di essere Ferlinghetti.

Mentre per i padri della Costituzione italiana, in special modo a chi ha voluto fortemente l'articolo 21, non mi viene in mente alcuna pena, poiché giacché si sono guadagnati un rispettoso oblio.
Se vuoi saperne di più sulla legge bavaglio:

http://www.valigiablu.it/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/no-bavaglio-la-piazza-contro-il-ddl-intercettazioni/160895/
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-29/intercettazioni-aula-pubblicazione-divieti-064024.shtml?uuid=Aa967Q8D

Se poi volete andare alla fonte beccatevi il primo Ddl del 2009 direttamente dal Senato
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00424336.pdf
con un po di pazienza potrete vedere emendamenti e altre notizie.
Buon lavoro

mercoledì 28 settembre 2011

Anche i baristi hanno un'anima

"Chi si loda si imbroda" mi ammonivano i miei quando ero bambina. Lo stile subalpino del basso profilo in famiglia si è sempre praticato, anche senza le sette generazioni di Piemonte. Ma questa volta devo proprio rallegrarmi con me stessa.

Da quando mi hanno cambiato lavoro - a proposito il giudice ha fissato nuova udienza a ottobre - dopo il tempo del dolore, la fase della rivendicazione e una causa in corso, mi sono adeguata al nuovo stile di vita.

Poi aggiungi gli antidepressivi che ingerisco quotidianamente, un orario di lavoro umano perchè privo di straordinari, o semplicemente le belle giornate che ancora scaldano la città, e anche la volontà di non soccombere e non mostrarmi sconfitta, ma non sono mai stata così in forma come in questo periodo.  E si vede.

Che per chi ha superato i quaranta da un bel pezzo non è male.

Così stamattina, indossato un abitino di Pucci (simile a quello riportato nella foto a fianco) e scarpette adeguate, entro nel bar aziendale per colazione.

Ad accogliermi il gestore con il tramezzino che piace a me già sul piattino.
Bene, bene. Sa fare il suo mestiere.
Ma è mentre pago che si lascia andare in un commento veramente ardito per il suo stile.

"Signora" mi ammalia con tono vellutato " con quel vestino vintage....  cosa non si farebbe per lei"
Sorrido educatamente e ringrazio, ma lui insiste.
"Questa mattina è proprio radiosa, è un piacere vederla. Mi permetta di offrire"
Non potevo deluderlo. Cosi mi sono dedicata alla lettura del giornale al primo tavolo regalandogli un posto in prima fila.
C'è caduto Narciso, perchè io non devo almeno rallegrarmi?

martedì 20 settembre 2011

Cesimento Istat: anche on line in orario di servizio per i pubblici dipendenti

La notizia è naturalmente dal web. Quest'anno il censimento di può fare on line e, per i dipendenti pubblici dal computer aziendale.

"Occore informare tutto il dipendenti -  dico al capo del personale - sai il ministro Brunetta crede nel successo dell'iniziativa e la promuove"

"Lo so, abbiamo ricevuto la circolare"

"E l'hai già buttata nel cestino oppure credi che per una volta possiamo essere un'amministrazione amica?"

"Non essere polemica, Cassandra, va be' che fai comunicazione, ma non è che bisogna dire tutto e subito. E poi devo parlarne con il Direttore"

"Addirittura! Non basta un comunicato sull'intranet aziendale"

"Il direttore deve essere informato"

"Il ministro non glielo ha detto?"

"Certo che sì"

"Aaaahhh...., sembrava strano."

"Ma non so se lo sa che lo si compila in orario di servizio"

"Ma chi? Il direttore o il ministro?"

Ovviamente la questione dal 13 settembre, giorno della circolare, è ancora oggetto di ampia discussione tra gli organi di vertice e la dirigenza per stabilire orari e modulità per la compilazione del modulo Istat.

martedì 6 settembre 2011

Mal di testa: la rivoluzione può attendere

Mi ero preparata al meglio per la manifestazione di oggi. Avevo persino rifatto lo smalto alle unghie - mani e piedi rosso fuoco - per ricordare a tutti che questa manovra finanziaria non ci piace.
Invece il mal di testa si è presentato di prima mattina con la consueta virulenza.

Dopo il passaggio in bagno per restituire la cena di ieri, consumata in un ristorante trendissimo, ma forse di qualità mediocre, ho mandato un inequivocabile sms a qualche amico - emicrania a grappolo, stop impossibile presenziare manifestazione stop, cercate qualcuno per mantenre cartello contro governo stop, con preghiera di diffusione.

Così mi sono persa la più imponente delle manifestazioni degli ultimi 15, presenziata da Fassino (il sindaco di Torino n.d.r. ) che non ha detto niente, come sulla feroce cassa integrazione a Mirafiori di cui nessuno parla, e gli scontri dei no Tav, che oramai si beccano solo legnate ovunque vadano, tutto per difendere la loro valle.

E' bastato questo per lasciarmi a casa.

Se penso che Che Guevara aveva l'asma e ha fatto la rivoluzione cubana, mi vergogno.
Ma tant'è. Almeno non sono andata a lavorare e per coerenza mi faccio togliere la giornata.

lunedì 5 settembre 2011

Scusi è già arrivato il signor Brunetti?

Orario di lavoro terminato e, dopo essermi fatta riconoscere dalla timbratrice, supero la porta a vetri pronta per  la via di casa.
Alla guardiola l'usciere di turno mi blocca.  Di fronte a lui una signora continua a interrogarlo con aria concitata.

Mi blocco all'istante, più per liberare il collega che per spirito di servizio, e mi pongo in ascolto.

"Scusa Cassandra, conosci il signor Brunetti?" mi chiede l'usciere.
"Sì, del Consorzio di Pinerolo - precisa la signora - sa, avevo un appuntamento con lui"

Scorro mentalmente l'elenco dei nuovi assunti (tutti su trasferimento n.d.r.) ma di questo Brunetti non so proprio niente.

"Perdoni signora, ma non lavora qui" dichiaro in tutta sicurezza.

"Certo che non lavora qui - conferma - ma mi ha dato un appuntamento qui"
"E noi dovremmo cercarlo?" mi informo.
"Beh, io vorrei sapere se è entrato in questo palazzo..."
Mi volto verso l'usciere che ha già controllato tutti i visitatori degli ultimi due anni e non ha individuato alcun Brunetti.

"Signora come le ha già confermato il mio collega, il signor Brunetti del consorzio di Pinerolo non è qui" ribadisco con tono assertivo e pedagogico, quello che mi viene naturale quanto devo mantenere la pazienza e non posso spedire l'utente al centro di igiene mentale più vicino.

"Ma lui mi ha dato un appuntamento a questo indirizzo" insiste declinando, senza equivoci, ente, via e numero civico. Città inclusa. " E vorrei sapere se è già arrivato"

Dunque: Brunetti le ha dato un appuntamento davanti al nostro palazzo, nessuno lo conosce, e vuole che noi lo cerchiamo.  A questo punto mi si incrinano le tegoline, perciò decido di eliminare la signora.

"Cara signora, perchè non gli telefona? Così lo chiede direttamente a lui."
"Perchè ho lasciato il numero in macchina"
"Cara, lo vada a prendere" le suggerisco mentre l'accompagno alla porta.

Ho guadagnato caffè per una settimana dal mio usciere.

domenica 4 settembre 2011

Paese di merda? Lavitola e Berlusconi



Merita la lettura un pezzo pubblicato sul Manifesto di oggi a firma Alessandro Robecchi. Vai

E se devo dirla tutta, anche la foto notizia è una spettacolo.

martedì 30 agosto 2011

Un manager tra noi

Saranno le correnti  fredde da est o il black out ieri che ha concesso 5 ore di di forzata inattività, ma stamane il salone era di nuovo affollato come ai tempi del grande contributo economico.

All'Urp, orfano dell'urpista diligente, volata nella penisola scandinava - dove tutto funziona alla perfezione e hanno un welfare da far invidia - si sono abbattuti sciami di persone "solo per un'informazione"  e intanto si accomodavano.
La seconda urpista, che ha doti profetiche, questa mattina non si è fatta vedere, demandando al medico di famiglia il compito di giustificarne l'assenza. Perciò il timone è rimasto in mano alla terza urpista che cercava di parare gli assalti con dubbi risultati.

Prima di chiamare le forze dell'ordine sono scesa nel salone. Giro di perlustrazione, dirottamento di una decina di utenti che avevano sbagliato ente,  ho asperso qualche rassicurazione con lo straordinario risultato di dimezzare il numero dei presenti.

Bene, bene. solo lui era ancora lì, in piedi a osservare lo svolgimenot delle operazioni. Come gli anziani che rilasciano consigli sui lavori stradali, anche lui, dopo qualche esitazione si avvicina confenzionando un suggerimento per migliorare il flusso degli utenti.
Ma la prende alla larga.

"Certo - commenta ad bassa voce, ma non abbastanza perchè io non possa sentirlo -alcuni sportelli vanno più veloci di altri".

Lo spirito di corpo si impossessa di me e mi sento in dovere di difendre l'ente (al quale tuttavia non ho esitato a far causa n.d.r.)

"Dipende dalle pratiche"
"Allora bisognerebbe pensare a dividere bene il lavoro e organizzare meglio tutti gli sportelli"

Ma come? Un manager dell'organizzazione aziendale al salone al pubblico. Non perdo un attimo e parto con l'invito di partecipazione attiva alla pubblica amministrazione.
"Ottimo. Senta, faccia un progetto di riorganizzazione e lo spedisca al direttore generale, sarà lieto di svilupparlo. Ah! Una copia anche a me"
L'utente si ritira e lascia correre chiudendosi in religioso silenzio.

E anche quest'anno non sarò io a vincere il premio la Pa degli utenti .
Signor ministro, lo vede che ci provo sempre?

lunedì 29 agosto 2011

Vacanze figli. Rientro da bollino rosso e tutti insieme

Come ci hanno annunciato tutti i mezzi di informazione, ieri c'è stato il grande rientro dalle vacanze. Anche noi ce ne siamo accorti: di nuovo traffico, saracinesce alzate, posteggio introvabile, utenti in fila. 
Le amiche sposate non sfuggono a questa logica e provate dalla convivenza  all day long di tre settimane con Ieti e figli,  nell'intervallo di tempo che passa dal rientro in città e l'arrivo dei pargoletti, abbandonati provvidenzialmente da nonni, campi estivi di matrice montessoriana oppure ospitati da altri amici più sfortunati, ti assediano con richieste di incontro via sms, telefono, e mail. Ma subito. Perchè poi arrivano.

Amica n. 1
"Ciao. Andiamo a farci un aperitivo stasera"
"No, stasera sono impegnata"
"Come sei impegnata?! Allora domani. Perchè mercoledì arriva la piccola Matilda e non posso più uscire"
"!!!!! Veramente domani io andrò ad un concerto. Potresti venire con me?"
"No. Lo sai che i concerti non mi piacciono".
"Allora per vedermi devi aspettare l'anno prossimo o trovare una baby sitter"

Amica n. 2
"Davvero vai in montagna domani? Vengo anch'io. Così dico allo Ieti che vengo con te e poi noi ce andiamo in giro a parlare"
"Veramente io vado in montagna a camminare, non in giro, se vuoi ti passo a prendere a casa alle 7.30, prepara pedule e bacchette"
"Bello, bello. Lo dico solo allo Yeti e ti do una risposta stasera"
Alle 8 di domenica mattina Cassandra prese l'automobile e raggiunse il suo gruppo di trekking senza l'amica n. 2

Amica n. 3
"Allora, quando ci vediamo per raccontarci tutto, ma prima che rientrino i pupi dalle vacanze, eh!"
"E quando rientrano i pupi"
"Domani sera"

Quello dei figli è un rientro da bollino rosso, tutti insieme nello stesso giorno.

venerdì 26 agosto 2011

Torino, per chi rimane in città è una quaresima tremenda. Strade vuote, negozi sbarrati. E il caldo africano di questi giorni ha scoraggiato i pochi superstiti dall'uscire da casa.

Ma non tutti.

Invece noi all'Urp abbiamo goduto a lungo di questa assenza, con tre, quattro passaggi al giorno contro i una media che supera il centinaio/die.

E per dissuadere i pochi utenti affetti da temerarietà, lunedì scorso, l'amministrazione, con la consueta attenzione che dedica all'utente, ha lascato spenti i condizionatori facendo salire la temperatura del salone a 122 gradi Fahrenheit, ottima per la fermentazione, ma non per la sopravvivenza.

Così le urpiste sono sciamate verso casa, non senza prima un passaggio nel bagno riservato ai dipendenti, mentre il responsabile della sicurezza del lavoro era in ferie. Pure lui.

Dopo questa completa defezione i vertici aziendali hanno fatto riattivare il  condizionamento del palazzo, regalando alle statistiche un picco di presenze negli uffici.

Anche l'utente medio, forse in cerca di refrigerio, arriva al Salone con in tasca una domanda pretestuosa.

Si guarda intorno e, sorpreso da tanta vacuità, osserva per qualche minuto il distributore di biglietti con aria interrogativa.

Poi vinto dall'enigma decide di chiedere:
"Scusi, cosa vuol dire 'I Informazioni Urp' ?"

L'urpista diligente, con la valigia pronta per le ferie, lo guarda con disprezzo e gli risponde con tono pedagogico.
"Vuol dire che può chiedere informazioni se prende la lettera I"

Temo il seguito del dialogo, perciò rimango a vigilare.

"Ma non c'è nessuno?" chiede l'ingenuo.
"E io chi sono?" ribatte l'urpista.
"No, ma qualcuno agli altri sportelli"
"Allora prenda la lettara A e attenda che la chiami il primo operatore libero"
"Ma è giusto? C'erano anche altre lettere"
"Dunque Lei desidera un'informazione?" lo incalza l'urpista.
"Veramente vorrei la bolletta di agosto, come faccio per averne una copia".
"Veramente è allo sportello giusto -  risponde trionfante l'urpista - mi dia un documento d'identità e io gliela la stampo. Poi, se vuole può pagarla in banca che si trova alla Sua destra".
"E' così facile?"
"Si"

La casta costa?

E poi dicono che la casta costa. Mica vero. E per sfatare ogni dubbio vi propongo il menù del Senato con tanto di prezzi, stampato in originale: eccolo.

La fonte è il blog di Macchianera, sì,  proprio quello che ha svelato gli "omissis" del rapporto sulla morte di Nicola Callipari.

Adesso se i bungustai mi fanno le pulci sugli spaghetti alle alici, che la pasta non è proprio di Gragnano o che il prosiutto di San Daniele non è poi così dolce, allora vi dico che io, per mangiare nella mia mensa, spendo 8 euro e mezzo. E le posate sono in plastica.

giovedì 25 agosto 2011

Lucchetti e catene: il vandalo innamorato, l'amore eterno lo promette così.




Romantici di tutto il mondo, amatevi pure! Ma non deturpate l'arredo urbano.
L'appello lo ha lanciato Repubblica il 23 agosto scorso con un articolo dal titolo Tutti pazzi per amore la guerra dei lucchetti riparte da Venezia, contro la moda di salire su un ponte,  fissare un lucchetto,  possibilmente con le iniziali, e buttare via la chiave per giurarsi amore eterno.
Un'azione innocente che  può  solo suscitare simpatia, tanto è ingenua, ma carica di valore simbolico per chi lo compie.
Niente di male, dunque. Invece no.
Perchè a furia di romantiche promesse - e Dio solo sa di quanto amore trabocca il cuore dei giovani -  i ponti delle città, ma anche le cancellate  di molti luoghi ameni, si sono riempiti di ferraglia che arrugginisce e deturpa.  Tocca poi alle squadre del Comune passare con le tronchesi per estirpare i "cespugli ferrosi".

Perciò il partito dei detrattori attacca i romanticissimi figli di Federico Moccia, reo di aver lanciato la moda dalle pagine del libro "Ho voglia di te",  e invoca per loro pene esemplari.
In testa Franceso Merlo che dal suo blog,  sfogliando il Codice Penale, trova la giusta pena  all'articolo 635 comma 2,  punendo gli arditi in amore addirittura con un anno di reclusione.

Un'esagerazione? Forse.

Ma io, che ero a Sarajevo la settimana scorsa, a una canadese di Ottawa che elogiava le bellezze dell'Italia e che mi chiedeva il perchè di tanti lucchetti sulla balconata tra Riomaggiore e Menarola, nelle Cinque Terre, ho dovuto spiegare, con un po' di imbarazzo e nel mio inglese stentato, l'origine della moda.
Mi ha guardato sorridente e mi ha ringraziato per averle spiegato quello che a lei sembrava una strana mania. 
Certo. Sarà pure la  "Passeggiata dell'amore", la più romantica delle camminate da fare mano nella mano sdilinquendosi di fronte al partner. Ma è proprio necessario tirare fuori catena e lucchetto e attaccare il tutto alla ringhiera? Evidentemente sì.

E tuttavia non posso che trovarmi d'accordo con Merlo e invocare una pena esemplare.
E suggerisco. Niente galera contro gli  innammorati vandali. Ma un giusto contrappasso fatto di lavori socialmente utili da svolgersi nella città dove è stato perpetrato il delitto.
Perciò fuori le lime e spediamoli a segare la ferraglia. Non è necassaria neanche una mappa dei luoghi, loro di certo li conosceranno. Con grande risparmio per le casse comunali.
Io invece spero che la canadese non abbia esportato la moda.

domenica 21 agosto 2011

Cartelli distratti

Carica di spesa, avvalendomi delle aperture straordinarie di alcuni supermercati, decido di ritornare in autubus verso casa.

Succedeva oggi, intorno all'ora di pranzo dopo una passeggiata in collina a caccia di refrigerio.

Peccato che la metropolitana di Torino abbia sovvertito i percorsi dei pullman, senza che io mi informassi preventivamente.

Argh! A ricordarlo bene lo avevo letto, ma come ogni utente che si rispetti, avevo accartocciato l'informazione nel "cestino delle cose che non mi servono", anzichè catalogarla, attribuirle un codice e ripescarla all'occorrenza.

Così eccomi a fine corsa in piazza Carducci a caccia di un autobus per il mio rientro.

Arrivo alla palina, scruto i numeri, leggo attentamente i percorsi e individuo  il mio vettore.  Perciò mi accomodo e aspetto.
Dopo un quarto d'ora sotto il sole di agosto, con le derrate in decomposizione e i piedi marci per la stanchezza, inizio a temere che l'autobus non arrivi.

E come ogni utente medio che si rispetti, anzichè leggere più attentamente i cartelli, o telefonare al servizio clienti sempre attivo - sì, a Torino c'è anche questo - mi guardo intorno e chiedo agli astanti.

"Scusi, ma il 66 non passa - interrogo con apprensione due romene che stanno chiacchierando all'ombra - forse la domenica non c'è ?" continuo temendo la risposta.

Una di queste alza lentamente gli occhi sulla palina e legge: "FERIALE" si rivolge nuovamente a me e conferma:

"Feriale: vuol dire che la domenica non c'è"

Già. Il pullman è feriale e io non me ne sono accorta.

Accuso la lezione di cittadinanza attiva delle due straniere e mi dirigo a piedi verso casa.

Domani mi vendicherò con gli utenti ritardatari.

sabato 20 agosto 2011

Alla Posta un mattina d'estate

Il rientro dalle vacanze nei Balcani mi ha regato due avvisi di giacenza. Li ho osservati con attenzione e, nella speranza che non ci fossero le consuete multe, sono corsa in Posta per sapere chi ha l'ardire di scrivermi in pieno agosto.

E visto che c'ero ho deciso di ricaricare la mia carta di credito prepagata.

In filiale, dopo il quarto d'ora d'ordinanza per distinguere tra prodotti postali, servizi postali, servizi assicurativi, piccole e medie imprese e pure l'immobiliare,  ho individuato i due ticket segnafila e mi sono accomodata in attesa del mio turno.

Sarà stato caldo torrido, sarà stata una la nuova manovra finaziaria,  ma i soliti avventori, prevalentemente anziani e ciarlieri, ma non mancano studenti e extracomunitari costretti a mille adempimenti, oggi erano a pascolare in altre lande. Perciò in pochi secondi il dislay ha segnato il mio numeretto con il consueto bip.


"A009"
"Dicaaaa"
"Buongiorno, sono venuta a ritirare queste due raccomandate, ecco il mio documento"
"Eccole qui, firmi pure sulla riga"
"Grazie, grazie"

Mi allontano sorridendo compiacendomi per tanta efficienza pronta a una nuova attesa su una delle sedie vuote dell'ufficio. 
Non faccio in tempo a sedermi che il nuovo bip mi richama allo stesso sportello.

Ma come?

Mi fate impazzire davanti al Vostro totem giallo e poi lo stesso addetto mi chiama due volte? Misteri dello sportello.

"Ah! E' di nuovo Lei"

"Sì. Buongiorno, dovrei ricaricare la mia carta di credito"

"Mi spiace non ho il modulo per la ricarica, deve rivolgersi all'altro sportello"

"!?"

Pago cara la mia esitazione, perchè non faccio in tempo a girare i tacchi che l'unico utente del posto, che in attimo è entrato, indovinato il percorso, srotolato il ticket, è stato convocato dall'impiegato estromettendomi dalle precedenze. In mano il mio inutile ticket.

Quale sentimento abbia mosso l'impiegato non saprei dirlo. Ma ma si è alzato, ha superato il pilastro, parlato con il collega e mi consegnato il modulo per la ricarica ed è tornato alla sua postazione.

Il resto è stato uno scambio di pochi euro e qualche firma ed eccomi fuori a 31 gradi.

Sul contenuto delle raccomandate ho già sventagliato parolacce e bestemmie.





lunedì 8 agosto 2011

Mete lontane

A 700 chilometri dall'Italia, sulle montagne della Macedonia, si consumano le mie vacanze. Alternative e  pioneristiche. Su un pullman con sedici persone a bordo battiamo palmo per palmo le vallate a caccia di paesi e villaggi, piccoli, piccolissimi e minuscoli. Meglio se incontamitati e non segnalati sulle cartine geografiche. Tutti a caccia di emozioni  da esibire ad amici e colleghi, magari in formato foto.

Nella presunzione del viaggiatore del terzo millennio vive il desiderio di un incontro autentico e primitivo. Dimentico che prima di noi sono passati i tecnici di Sky per una pacifica colonizzazione  via etere.

venerdì 5 agosto 2011

Il brutto e il buono

L'albergo aveva una stanza su un giardino di limoni, non me lo dimenticherò mai. Berat è fatata. non voglio andarmene. Andiamo a visitare una casa ottomana e dividiamo la visita con i pipistrelli. Ma tutto sembra una favola.

Lasciamo Berat alla volta di Fier per visitare il monastero di Ardenica e il sito archeologico di Apollonia.  Durante il tragitto non posso non fotografare una serie di bunker a forma di fungo fatti costruire dal 1950 dall'ex dittatore Hoxha. Sono bunker monoposto in cemento armato indistruttibili. A tal punto che distruggerli costerebbe così tanto che vengono usati  come rifugio per capre o, peggio ancora latrine.
La storia narra che il progettista abbia provato in proprio il bunker, poi bombardato. Poiché lui era sopravvissuto venne considerato solido.
Il problema è che l'assalto dell'occidente non è mai arrivato.
Un bunker

giovedì 4 agosto 2011

Le città dalle mille finestre


Tirana, le case colorate
Ho dormito come un ghiro dopo una cena lauta, divertente e intervallata dal raki. Il gruppo si prepara a conquistare la capitale albanese, io voglio fotografare i palazzi colorati e vedere le trasformazioni di questa roccaforte del comunismo in europa che con l'elezione di Edi Rama a sindaco si è conquistata un posto d'onore tra le capitali dell'architettura.

Certo il resto è architettura di stato anche mal tenuta e la città è maledettamente levantina.  Il divertimento è assicurato dalla ricerca di un supermercato per mettere qualcosa sotto i denti. Il pullman commette una serie di infrazioni di ci nessuno si accorge e nel pomeriggio partiamo per un'altra montagna, Dajti, che però raggiungiamo con una funivia di ultima generazione. Finalmente un po' di fresco dopo l'afa della pianura.

E siamo di nuovo in viaggio per Berat, la città dalle 1000 finestre patrimonio dell'Unesco. Da non perdere il museo etnografico di Onufri, oltre alla visita della città.


mercoledì 3 agosto 2011

Io dormo da sola

Parco del Theth
Passi lo scambio tra culture, le  vacanze e le mete non battute, ma devo confessare che la notte nella casa rurale mi ha proprio distrutta.
Mi sono appena lavata e  sogno una doccia fantastica con specchi, creme e passatina di phon. Invece devo sistemare tutto in fretta e furia per il trekking. Certo la vista è uno spettacolo e la passeggiata è davvero. Però.

Nel pomeriggio scendiamo dalle montagne. Altre due ore di terrore puro in discesa. Come sempre turisti olandesi con carico di bimbi e carrello- tenda campeggiano sulle pendici delle montagne. Beati loro.

Io non vedo l'ora di arrivare a Tirana. Prima però un passaggio per Lezhe, con visita al mausoleo di Skanderberg, eroe albanese che ha lottato contro i turchi. Impossibile fare una foto, c'è sempre qualche solertissimo compagno di viaggio davanti al mio obiettivo.
A parte l'architettura celebrativa marmo e colonne, rimango divertita da alcuni maiali che grufolano nel giardino del parco. Paese che vai usanze che trovi.

Kruja,  speculazione edilizia
Durante la strada per arrivare a Tirana, è uno spettacolo Kruja, un paesino medievale  arroccato sul mare curato come una bomboniera nella parte  storica, aggredito dalla speculazione edilizia nella zona nuova.
Quello della speculazione edilizia e il filo rosso che conduce tutto il percorso in Albania. Strutture portanti disseminate per il paese che feriscono il paesaggio.



Ancora un po' di strada in pullman e si apre Tirana la città dai mille colori.
Raggiungiamo un albergo in centro, tre stelle ci dice la guida, ma la struttura è ferma al 1963. Impazzisco per i colori delle pareti, ma i gestori hanno fatto un po' di confusione con le prenotazioni. Non si capisce niente.

Io però sono elettrizzata e per l'arrivo nella capitale e sto a bamblinare (piemontesismo che significa perdere tempo) e gli altri si accaparrano le camere. Anche la mia consueta compagna, lo stambecco dei balcani, mi tradisce e si infila in una camera da tre letti.

Io mantengo il mio consueto atteggiamento zen, d'altronde il pomeriggio prima di partire ero in tribunale con il giudice del lavoro che urlava come un pazzo, figurarsi se mi preoccupo di una stanza. Infatti vengo premiata e mi guadagno una stanza da sola. Bagno e doccia tutti per me. Ancora non ci credo e neanche i miei compagni che con malcelata invidia mi chiedono come abbia fatto. Niente. Ho solo evitato di metterla nella giacca di qualcuno.

martedì 2 agosto 2011

Code e frontiere: benvenuti in Albania

Entusiasmo delle grandi occasioni percorre il gruppo: dormito benissimo, colazione spettacolare e giornata splendida, a parte i soliti 1000 scalini, ma questa volta in discesa, presto saremo in Albania.

Una coda di oltre un'ora ci dà il benevenuto del paese della aquile. Aspettiamo insime a Suv tedeschi, berline italiane e qualche sparuto olandese vero. Si perchè tutte le targhe straniere sono di automobilisti albanesi che tornano a casa per le vacanze.
Noi distrutti dall'attesa fumiamo, mangiamo biscotti e parliamo. Meno male che il nostro autobus è targato Tirana.

Finalmente passiamo il confine, non senza aver aver risposto alle domande del frontaliere tradotte amabilmente dal nostro corrispondente albanese che ci siamo portati a spasso. Meno male.

E il paesaggio cambia immediatamente. Case diroccate, strade dissestate, campi pietrosi. E tuttavia c' è un fascino mi mi strega di fronte a tanta desolazione.

Monte del Mes sul fiume Kir
Arriviamo a Scutari, Shkoder in albanese. Il lago è uno spettacolo, la città risente dell'architettura contaminata,  mentre la fortezza di Rosafa, la principessa che accettò di farsi murare viva, ma solo a metà per poter continuare ad allattare il proprio bambino, è la parte più interessante del giro.

Ma il pezzo forte deve ancora arrivare. Il viaggio verso il parco nazionale del Thet, 3000 metri di altezza e montagne incontaminate.

Ancora una tappa per vedere il ponte di Mes sul fiume Kir, ponte in stile ottomano dove si incontravano per scambi commerciali  e via verso  l'appuntamento con chi ci accompagnerà verse le vette delle montagne albanesi  Due fuoristrada che si arrampicano per sterrati senza protezione. Anche sono abituata alla montagna, la guida brillante dell'autista mi mette un po' di ansia.  Guardo lo strapiombo alla mia destra e le ciabatte dell'autista e mi rallegro per aver firmato l'assicurazione per il rimpatrio della salma.

La cima è straordinaria ed ad accoglierci la  famiglia che ci ospiterà per la notte.
Una donna giovane, che parla inglese molto bene, ci racconta un po' di Albania e organizza tutto. Intorno a noi una miriade di bambini affascinata dai  nostri fuori strada e quattro uomini seduti a fumare.

In questa serata scopriamo la raki, grappa albanese che mi stronca.

lunedì 1 agosto 2011

Tutto il mondo è paese

Rinfracanti da una notte in un albergo civile, siamo pronti per la visita di Cetinje, piccola e deliziosa.  Armati di macchina fotografica abbiamo programmato una visita al monastero e alla cappella reale. E sotto il tiepido sole alle 8 del mattino inauguriamo gli scontri: entrare nel monastero costa e il guardiano non vuol sapere di farci entrare prima dell'orario di apertura, cioè alle 10.

L'alterco, ciascuno nella propria lingua viene liquidato in pochiminuti: no. E così vagoliamo per la città prima di partire verso sud.

Percorriamo la costa adriatica ancora divertiti ed pieni di entusiasmo. Niente frena la nostra voglia di scoperta, poi il Montenegro era pure la patria di una delle nostre regine.
Inanelliamo paesini uno più bello dell'altro e a Petrovac non mi faccio mancare il primo gelato. Non è proprio il gianduja a cui sono abituata, ma è commestibile.
Ancora un monastero, quello di Santo Stefano, poi a Bar, altra meta balneare dei montenegrini.
La nostra meta è Ulcinj, rocca e spiaggia, viste da lontano, sono uno spettacolo.
Ma il miniautobus non si arrampica così in alto, perciò scaricate le valigie nel porto si sale a piedi per una stradina tortuosa e i soliti scalini. Ma arrivati in cima si apre una visuale da incanto e il paesino è curato come una località svizzera.
A riceverci un ragazzo che parla un italiano perfetto: ha studiato marketing a Firenze e, tornato a casa ha rimesso a posto le casette ereditate e ne ha fatto un angolo di paradiso.

Rocca di Ulcinj, Montenegro
Sono piccoli appartamenti di due o tre camere ciascuna con vista sul mare. Il paese è pieno di ragazzi e si prende l'aperitivo sugli scalini.
Il gruppo è elettrizzato da tanta bellezza e vorrebbe fermarsi qui per almeno tre giorni, ma il programma Balcani incombe e ci godiamo la serata.

Ma Ulcinnj, come tutta la zona, è terra di contraddizioni e a fronte di angoli meravigliosi, la spiaggia è così affollata che sembra Rimini ad agosto.
Con sopresa: a sera la spiagga è una distesa di bottiglie di plastica vuote, carta e sacchetti di nylon.

La spazzatura sarà il leitmotiv di tutto viaggio.

domenica 31 luglio 2011

Montenegro mon amour

Dura la vita in ostello, quello della gioventù, arroccato su una scalinata lunghissima, che ci costringe a far saltare zaini per raggiungere il pullman che da Dubrovnik ci porterà a spasso per i Balcani lungo la costa adriatica.
Il gruppo è bello, ancora da rodare, ma divertente con un'età media over 50 e tutti con migliaia di chilometri alle spalle. La notte in camere multiple non ha scalfito il buon umore dei partecipanti. Mi adeguo alla standard e vado avanti.

Attraversiamo il confine a Herceg Novi e siamo in Macedonia.
Infilati uno dietro l'altro paesini gioiello che meriterebbero una visita  più approfondita. Perast, Kotor e Budva dove arriviamo all'ora di pranzo.
Lasciato il capogruppo a fotografare in formato RAW, io e una signora di 70 anni suonati decidiamo di salire i milleduecento scalini che ci porterebbero a una fortezza. Certa di fumarmela in breve tempo, avvezza alle scalate in montagna, non ho fatto i conti con la determinazione dello stabecco dei balcani vestito di fiori e mi faccio lasciare a metà strada.
La odio e, dopo qualche foto, per la disperazione mi strafogo di pizza in una panetteria per turisti.


Budva: la piazza principale

Risaliamo sul minibus e riprendiamo il viaggio. Sono già stremata, ma resisto.

Il persorso panoramico è fantastisco, scatto foto raffica con la macchina prestata da una collega.
Sono felice. 
Tappa successiva: la montagna di Lovcen a visitare il mausoleo di Njegos.
Ancora 461 scalini dopo 20 kilometri di tornanti che hanno messo a dura prova il mio stomaco e la stecca ai guardiaparco per far alzare la sbarra di accesso al parco. Ma lo spettacolo è da non perdere.

E' pomeriggio tardo mentre scendiamo dalla montagna verso Cetinje. Abbiamo prenotato un alberghetto per non dormire sul sedile, ma sebbene l'indirizzo sia esatto, giriano a vuoto. Finchè un ciclista, interpellato dall'autista, di fronte alla Babele, ci fa segno di seguirlo.  Perciò ai 20 all'ora raggiungiamo una struttura in pietra, ma decisamente accogliente.

Finalmente una doccia e un pasto caldo.

Rinfrancata, e finalmente con un vestito da donna, sfumacchio sull'ingresso quando arriva una coppia che mi chiede se parlo inglese. Rispondo in lingua e mi scambiano per l'albergatore. No, signori, non so se c'è una camera libera. Ma la mia non la mollo.

sabato 30 luglio 2011

Dubrovnik: start up di un viaggio ni Balcani

All'aeroporto di Dubrovnik, che gli italiani chiamavano Ragusa, ci arrivo a mezzogiorno dopo uno scalo a Monaco. Devo incontrare qui gli altri compagni di viaggio e mi preparo a due ore d'attesa osservando passeggeri che escono dalle porte scorrevoli.

Mentre sono seduta  a ripassare la lezione mi si avvicina un ragazzo sulla trentina, sorriso aperto e il fisico atletico,  in sintesi: decisamente  bello. Questo viaggio si apre sotto i migliori auspici. Lui è tedesco di Monaco e andrà in barca con amici che arrivano da Vienna. Anche io aspetto gli altri con lo stesso volo e conversiamo del più e del meno.  Tra informazioni sulla moneta locale e itinerari di viaggio, il tempo scorre veloce.  Nonostante malcelati inviti, non ho animo di lasciargli il mio biglietto da visita e impersonare la parte della turista a caccia di avventure. Maledetto pudore.

Nel pomeriggio, a gruppo costituito, passeggiamo per la città vecchia, bella e turistica. Monumenti, chiese e architetture, tutto molto cosmetizzato, ma il caffè è degno di un bar italiano. A parte il costo.

A interrompere il tran tran turistico, con il suonatore di violino accanto alla Fontana di Onofrio e lo struscio di turisti vestiti a festa sulla via Placa Stradun, la via centrale, un matrimonio in puro stile cafonal.


La macchina nera con il candidato alle nozze in piedi entra nella piazza della Loggia, qui l'ingresso accanto alla Torre dell'Orologio.  E tutti giù a fotografare.

giovedì 28 luglio 2011

E se domani

E se domani il giudice del lavoro sentenziasse che si può? E se l'articolo 52 del decreto legislativo 165 del 2001 mi coprisse di pioggia burocratica? E se l'orientamento politico valesse più di anni di lavoro?  

Allora scriverei sui muri della mia coscienza lo stupore della sconfitta, raccoglierei i limoni del mio terrazzo per rendere meno aspro il sapore della sentenza e mi cucirei un vestito di bestemmie perchè tutti possano indovinare la mia rabbia. Infine prenderei una valigia per metterci dentro le poche idee che ancora mi confortano e me andrei.

A cercare nuovi amori e antiche passioni che rendano tollerabile la diuturna attesa della rivalsa.

venerdì 17 giugno 2011

Brunetta e precari nella Pa: ma chi sono e cosa fanno 2

Rispondono al telefono degli infiniti numeri verdi istituiti dalle Pubbliche Amminstrazioni, Vi forniscono informazioni agli sportelli, passano sotto lo scanner i vostri 730, oppure scrivono comunicati stampa sui siti, ma non mancano squadre di verniciatori dei cancelli delle scuole,  addetti alle pulizie negli uffici pubblici, biologi che analizzano il vostro sangue o infermieri - prevalentemente stranieri - che fanno prelievi di sangue o somministrano terapie in ospedali pubblici.
E l'elenco potrebbe continuare. Tutti con le stigmate del precariato.

Entrano in ufficio come me, ma  non timbrano il cartellino,  mangiano come me, ma non hanno diritto alla mensa, si ammalano come me, ma non hanno mutua,  lavorano come me, ma non conoscono  un aumento di stipendio, invecchiano come me, ma non avranno una pensione pari alla mia, lavorano come me, ma ma si prendono il 20 per cento in meno.  Sono i paria del nuovo millennio.

A loro è vietato fare un mutuo o affittare una casa, comprare una macchina a rate o più semplicemente fare un figlio.

Ditemi che lavoro fate e il tipo di amministrazione per la quale lavorate: questo blog è aperto a chi desidera arricchire la lista della vergongna.

Brunetta e precari nella Pa: ma chi sono e cosa fanno

Forse non tutti sanno che da alcuni anni la Pubblica Amministrazione, Comuni, Province, Regioni, ma anche Ministeri e ospedali - sì signori, pure negli ospedali - alcuni servizi, anche fondamentali, si reggono su precariato.
Sia chiaro, il fenomeno non è nuovo. Se interrogate qualche impiegato Vi dirà che è passato dalle forche caudine del "tempo determinato" oppure che è entrato come "avventizio".

Niente di nuovo sotto il sole, dunque.

Non è proprio così. Facciamo qualche passo indietro. Di molti anni.

Erano gli anni Settanta, l'Italia viveva anni bui, l'inflazione correva al 17 per cento, cortei in piazza e scioperi a cadenza settimanale e le P38 colpivano alle gambe. Per far fronte alla dilagante disoccupazione giovanile venne istituita la legge speciale giovani: in sintesi le pubbliche amministrazioni assorbirono una gran numero di giovani, tutti con contratti a termine di tre o sei mesi e qualifiche basse. Ci fu un'infornata di bidelli con licenza liceale, coadiutori amministrativi alle soglie della laurea e postini reduci dall'esame di maturità.

Il meccanismo era semplice e garantista. Dopo qualche rinnovo di contratto si arrivava al concorso riservato e alla stabilizzazione. Posto fisso e stipendio assicurato. Dalle Poste alle Ferrovie dello Stato, con ancora convertiti al capitalismo delle SpA, migliaia di persone si sono assicurate lavoro e futuro dignitoso.

Ma il mondo cambiava veloce  e ci voleva tutti flessibili. I lacci della stabilità imbrigliavano un mercato in continua evoluzione e, dopo la grande abbuffata degli anni Ottanta, quando se non eri un agente di borsa o una Pr, non eri nessuno, le imprese reclamavano flessibilità in nome di un dinamismo e in cambio di crescita economica e ricchezza senza fine.

Ci hanno creduto tutti. Anche Treu, ministro del lavoro nei governi Dini e Prodi, che ha varato il pacchetto di riforme sul lavoro interinale, prima vietato in Italia, ma molto diffuso nei paesi anglossassoni, e altre misure. Era il '97 e queste leggi si applicavano solo al lavoro privato.

Ma nel decreto legislativo 29 del '93 si iniziava a parlare di privatizzazione del  pubblico impiego, rinviando per esempio al Giudice ordinario le cause di lavoro in precedenza dibattute nei sileziosi tribunali amministrativi. E si fissavano i paletti per le grandi riforme sull'occupazione. 
Basta con l'impiego a vita. I vento del cambiamento soffiava forte sul mondo del lavoro e Biagi, quello ucciso dalle Brigate Rosse, lo ha alimentato inserendo nuove tipologie contrattuali, i famosi contratto a progetto. Obiettivo della riforma: contrastare la disoccupazione. Era il 2003

Come sia possibile da buone intenzioni arrivare all'inferno del precariato, non è dato saperlo.
Ma a meno di 10 anni di distanza, il risultato è un  sconfortante aumento non solo del numero dei precari, ma soprattuto dei tempi di precariato. E senza speranza. Altro che due o tre contratti da avventizi, prima del concorso. Nella Pa c'è gente che fa il Co.co.co, il Co.co.pro, l'interinale anche per 10 anni senza alcuna speranza  e lo fa accanto al collega strutturato e garantito facendo lo stesso lavoro, ma a prezzo molto più basso.
Certo è l'Italia peggiore, perchè è il peggio che può dare l'Italia fondata sul lavoro. Sottopagato.
(I continua)

mercoledì 15 giugno 2011

Precari della Pa: Brunetta li ignora


Il giustiziere della Funzione pubblica ha colpito ancora. Lo ha fatto ieri a Roma al convegno sull'Innovazione nella Pa di fronte alla platea accorsa per rendere omaggio al ministro censore.

Perciò, memore dell'impegno verso il pubblico, che ha sempre il diritto di essere ascoltato quando arriva allo sportello, il ministro ha dato prova di come ci si debba comportare con l'utente medio.

Così alla precaria salita sul palco dei relatori è bastato dichiare l'appartenenza alla "rete dei precari della Pa" per far scattare nel rappresentante del governo un moto di stizza che lo ha costretto a lasciare immediatamnte l'aula.

A nulla sono valse le proteste di altri precari, nè il tentativo di fermare la macchina nella quale il giustiziere si era rifiugiato, il ministro ha lasciato il palazzo in tutta fretta lasciando il pubblico basito.

Il video dell'accaduto lo si trova sul sito di Repubblica
Signor Ministro, ma Lei la faccia non ce la mette mai?

mercoledì 25 maggio 2011

Anche oggi

Anche oggi.
Dopo qualche mese di Zoloft - 50mg/die- mi ero guadagnata un po' di stabilità emotiva.
Ma quando le lacrime mi hanno sorpreso sulla strada per l'ufficio, non è bastato ricordare il profumo di gelsomino sul mio terrazzo o i minuscoli limoni che cospargono la chioma del mio alberello.
Ho avuto di nuovo paura.
Mi sono seduta sul marciapiede tenedo la bici con le mani. I sandali mi stringevano i piedi e volevo solo tornare a casa, liberarmi dai vestiti, alzare le lenzuola e dormire.

Sono stata così qualche minuto, incapace di risolvermi, con il sole che illuminava strada e automobili.
Poi in silenzio e con gli occhi ancora umidi ho ripreso il cammino verso l'ufficio. E ho chiamato l'avvocato

mercoledì 18 maggio 2011

Libro e caffè: inusuale bookcrossing di metà settimana

Una deliziosa sorpresa ha illuminato al mia giornata inaugurata da un terribile mal di testa. Appunto.
Dopo aver fatto un giro dal medico per il rifornimento dell'unico farmaco che mi libera dal male, entro in un bar vicino al suo studio per un sorsetto d'acqua che mi aiuti a buttar giù la pillola che zittisce i recettori del mal di testa.
Il posto non è male: arredamento curato, ma non freddo, caffè di ottima qualità, bagno pulito - non è così usuale come si potrebbe credere -  e su un tavolino, piramidi di libri usati.
C'è di tutto, dall'Idiota di Dostoevskij a Simenon.
????

Non mi tengo una curiosità manco se mi pagano a chiedo lumi al barman.

"Scusi, quei libri servono agli avventori che si fermano a lungo nel bar?"
"No. Sono per gli scambi"
"Davvero? Bookcrossing...."
"Sì. Chieda a Francesca"

Allora la dico proprio tutta con nomi e cognomi perchè un'iniziativa così merita che se ne parli. Perchè son tutti bravi a scendere in piazza per l'evento da pubblicità, ma poi la vita quotidiana ci schiaccia sulle nostre abitudini.

Così Francesca del bar Master, di  via Boston 30 a Torino, quartiere Santa Rita, mi racconta di avere avuto questa idea e di averne parlato con la vicina di negozio, la libreria Gulliver, per farsi aiutare. E siccome questi della Gulliver li conosco e sono proprio bravi, non proprio dei dilettanti, allora sono impazzita.

Perciò ho scritto questo post perchè tutti possano partecipare a questa manifestazione semplice, semplice che lascia agli altri le grandi parole e agisce mettendo i libri a disposizione dei suoi frequntatori.

Perciò, torinesi e residenti dei comuni limitrofi, prendete un libro da casa, andate al Master, godetevi un buon caffè, ma anche il cappuccino è giustamente cremoso, lasciate il vostro libro e sceglietene un altro.

E se non Vi bastasse, passate da Gulliver, sempre via Boston angono via Tripoli, e compratene un altro. Fatevi pure aiutare da Rossella che sa il fatto suo. Hanno anche una bella collezione di guide turistiche.

venerdì 13 maggio 2011

Preghiera del venerdì

Dio maledica gli Urp, urpisti e assimilati, gli sportelli, gli utenti e loro parenti dell'“ultimo minuto”,  i politici e i loro lacchè, ma soprattutto Dio maledica virus, vibrioni,  parassiti intestinali e gli effetti, provocati o simulati, il mal di testa con aura e senz’aura e pure quello a grappolo.

Dio maledica anche il giustiziere della funzione pubblica che con il suo blocco degli aumenti contrattuali ha incarognito tutta la categoria senza alcun risparmio sulla spesa pubblica.

E così sia.

Sì, perché alle 8 e 25 di questa mattina mi raggiunge l’ufficio personale per informarmi della desolazione dell’Urp. Io ero immersa nella lettura della cronaca cittadina alla ricerca di qualche sconfortante notizia sul dibattito elettorale e nulla presagiva una giornata ad affrontare utenti.
Invece no.

Così ho inghiottito il tramezzino al prosciutto, ho succhiato con la cannuccia il cappuccino bollente, aspirato a vortice la sigaretta di buon auguro e passato il cartellino nel lettore ottico di prossimità. Poi mi sono fiondata all’Urp dove in numero di 27, gli  utenti aspettavano battendo l’indice sull’orologio in chiaro segno di rimprovero per il ritardo.

Dopo le scuse di rito, i sorrisi remissivi e le promesse rassicuranti apro lo sportello. Intanto i presenti si attaccano al vetro con le mani e mi chiedono almeno sette cose diverse. Invoco la privacy e li disperdo per il salone.

Poi chiamo il primo della coda.
Bip!  I 1
Si presenta  A 23  che ha saltato 22 persone e ha pure toppato sportello. Mi chiede compilargli il modulo per un contributo.
Gesù! Inizio con i respingimenti "categoria leggeri" (con modi gentili si indirizza l'attenzione su un altro problema).

Scusi non posso, sono da sola allo sportello
"E già, a me questo foglio chi me lo scrive?"
"Nessuno può aiutarla, che so,  un figlio, un nipote..."
"No, non ho figli e mia moglie è invalida"
Ma non ha un'assistente sociale?
"Si, ma è in ferie da due mesi".

Avranno riscritto lo statuto dei lavoratori e io non sono stata informata. Poi rilevo che tra gli astanti nessuno si lamenta del salto di coda di A 23.
Molto sospetto. La prendo alla larga.

"La prego, si accomodi a quel tavolo e inizi scrivere, poi io controllo il modulo"
“Ma io sono invalido”
"Alle mani?"
"No, sono cieco"

Il pubblico mi guarda con mezzo sorriso e il sopracciglio alzato.
Sorrido,  mi scuso, imbraccio la penna e spargo inchiostro sulla carta formato A4.

Dio salvi la regina dell'Urp.

martedì 3 maggio 2011

Pasqua di destabilizzazione

Ma cosa avranno da piangere i protagonisti di una nota pubblicità di crociere una volta tornati a casa? Dovrebbero essere felici di aver ritrovato pace e silenzio dopo giorni di spettaccoli a ciclo continuo, corsi di ballo per legni, piscine di quattro metri profonde uno invase da bambini vocianti e buffet dalle sette del mattino fino a notte inoltrata. Solo un provvidenziale mal di testa mi ha risparmiato en plein di cibo e tre chili di adipe sulle cosce

Non c'è pace in una crociera, nemmeno chiusi nella camera perchè l'assistente di cabina viene bussare alla tua porta  almeno quattro volte al giorno per i motivi più svariati.  Dal programma per il giorno dopo, alla consegna della rassegna stampa più generica che si possa immaginare. Per non parlare delle pulizie, ti cambiano gli asciugamani appena usati. Tanto per non inquinare.

Così ho trascorso la mia settimana di Pasqua, nel più consumistico dei pacchetti vacanze, con buona pace degli operatori turistici che vedono aumentare i propri clienti.

Infinite le curiosità: personale di servizio prevelentemente filippino, cameriere con scarpe dotate di una zeppa piatta - ma come faranno a stare in piedi tutto il giorno - turisti di tutte le età che vagolano nei ristoranti coperti dal telospugna della piscina e annunci di nuove attività diramanti su tutta la nave.

No. Non è la mia vacanza.

E come se non bastasse ti lasciano il conto della carta di credito nella cassetta fuori porta, alla portata di chiunque voglia leggerselo. A Pizzetti (l'attuale Garante della privacy n.d.r.)  verrebbe un infarto, se lo sapesse.

Il pubblico parla solo di crociere e di navi da crociera, sono tutti esperti, come nel calcio: c'è sempre qualcuno che garantisce la coppa del mondo, se solo gli facessero allenare la nazionale italiana.

Una nota di merito al personale di intrattenimento: proprio bravi. Deve essere veramente dura cantare per ore e far divertire il pubblico in cinque lingue. Auguro a loro una fulgida carriera. D'altronde qualcuno è diventato poi presidente del consiglio.

lunedì 2 maggio 2011

Tre uomini e una bara 2

Il mio ultimo post ha suscitato il commento velenoso di un anonimo lettore. Non l'ho cancellato perchè credo nella libertà di parola, anche se formalizzata in modo anonimo. Ciascuno si qualifica per quello che fa.
Tuttavia ringrazio Shunrei e Autistaxcaso per la solidarietà. 
La morte è sempre un tema ammantato da una sacralità che la rende inviolabile.  Vietato scherzarci su. La nostra cultura ha ritualizzato la morte per sopportare lo stupore della finitezza umana. E allora via con i funerali, le omelie e i cimiteri, dove "si riposa in pace".
Ma non solo.
Tutti vogliono morire a casa, circondati da parenti e amici, certi che possa essere più dolce il momento del trapasso. Persino la badante ti rassicura dicendoti di aver tenuto la mano al tuo congiunto mentre spirava. Pure il cinema tiene alto l'epos della fine con confessioni dell'ultimo minuto che durano un quarto d'ora, se non addirittura  scritte su una foglio.  E risparmio qui tutta la letteratura sull'argomento e di conversioni che hanno fatto guadagnare almeno il Purgatorio a qualche famoso personaggio.
Ma la verità è un'altra. Con l'approssimarsi della fine si desidera solo risparmiare le forze e avere ancora un po' di ossigeno. L'attività cerebrale è tutta concentrata sulle funzioni vitali: il respiro.
Tutto il resto è retorica per i vivi.
Io, per me, sogno di morire dietro i paravento di un ospedale con un medico pietoso che mi somministra morfina contro l'eventuale dolore e lontano da chi mi garantisce che "andrà tutto bene" o che mi respira ansiosamente addosso.
Il dopo non sarà più un mio problema.
Poco poetico? Forse. Ma reale.

P.S. Per Autistaxcaso: forse hai ragione; chi ha lasciato quel commento forse mi conosce.

venerdì 22 aprile 2011

Tre uomini e una bara


Certo che le studiano proprio tutte per scappare dalla Tunisia e farsi accogliere Italia. Alla faccia del governatore leghista che ha detto no ad accogliere i profughi extracomunitari. Stavolta il mezzo è un po’ claustrofobico, ma l’approdo è garantito. E, soprattutto, gratuito. Altro che 2mila euro a cranio per la traversata del Mediterraneo in balia delle onde e scafisti poco raccomandabili col rischio di sfracellarsi sugli scogli di Lampedusa. Per loro viaggio in prima classe con volo di linea e cerimoniale delle grandi occasioni.
A dirla tutta, la libertà si è fatta attendere non poco, ma le soddisfazioni non sono mancate. Partiti da Tunisi nel 1970, tutti e tre stipati in una sola cassa da morto in cedro del Libano – il migliore per questo tipo di involucro – appena atterrati sono stati immediatamente tumulati nel Cimitero monumentale di Torino, quello che sta  in centro, di fronte a familiari vestiti a lutto e tanti fazzoletti ad asciugare le lacrime per il rinnovato dolore.
Ma se  il tempo è galantuomo,  la  burocrazia no.
Così allo scadere dei 40 anni il Comune di Torino chiama i familiari per sapere cosa fare di quella bara gelosamente conservata nel camposanto dei fighi.
Rapida consultazione tra i parenti, valutazione dei costi per l’acquisto di altri quarant’anni di pietra e sovraffollamento delle cappelle di famiglia. La scelta è obbligata, si vada per l’esumazione e “se la fortuna ci assiste - avranno pensato gli affranti parenti – ‘ste quattro ossa le buttiamo nell’ossario dove qualche vecchia andrà a portare qualche fiore di plastica".

Ma durante le operazioni di esumazione tre scheletri, ben conservati hanno fatto marameo agli astanti confermando quello che tutti quelli dotati di saggezza predicano sempre: la pazienza è la virtù dei forti. Perciò tre cadaveri privi di permesso di soggiorno, anche perché italianissimi sebbene di Tunisi, hanno ottenuto il legittimo rimpatrio.

Adesso è guerra aperta da sindaco di Torino incazzato per l’affronto a 20 giorni dalle elezioni amministrative e presidente della Regione che proprio non si aspettava di essere gabbato in questo modo da tre meridionali.
Agli eredi, invece  l’incombenza di pagare il viaggio di altre due salme emigrate a sbafo, mentre in questi giorni ne arrivano a centinaia, tutte accolte a spese dello Stato. L’ennesimo esempio di sperequazione.